Non ci credeva nessuno ed invece è accaduto! In un attimo a Parma si sono sgretolati pezzi di sistema che parevano inscalfibili: l’organizzazione dei partiti con tutto il corollario di alleanze e accordi elettorali sono state accantonate da una strabordante voglia di cambiamento della gente,  il dominio delle informazioni su carta stampata  e Tv è stato soppiantato dalla libera circolazione di idee nelle piazze e sul Web,  le strategie consolidate delle potenti Multiutility forzatamente rimesse in discussione dall’indisponibilità dei cittadini ad accettare scelte partorite con   logiche che hanno poco a che fare con i loro interessi e con la difesa dei i beni comuni.

Ora in molti si affannano a tentare di  riposizionare questo movimento, e il caso Parma, dentro a qualche contenitore: destra sinistra, populismo, antipolitica;  fini pensatori come Vendola, con un bel po’ di confusione in testa, giungono a dire che “si tratta di un mix di leghismo, estrema destra ed estrema sinistra” . Semmai, come dice lo stesso Grillo, questo movimento è riuscito a catalizzare, in assenza di alcuna prospettiva credibile dei partiti tradizionali, su temi importanti  un malcontento popolare che in altri stati dell’Europa è in parte confluito nelle formazioni ultra nazionaliste e neofasciste.

Basta leggere il programma  del Movimento 5 stelle  per capire che i progetti e le azioni individuate  affrontano molto concretamente, e senza alcuna ideologia,  i temi cruciali  del nostro tempo. La partecipazione dei cittadini non viene sbandierata ma è strutturata come metodo decisionale, si affrontano con lungimiranza il tema del lavoro, la questione energetica a partire dalla riduzione dei consumi e il tema scottante della gestione dei rifiuti, si impegna il comune ed azioni coerenti con i risultati del referendum sull’acqua bene comune, si promuove un’agricoltura sana e di qualità e una mobilità sostenibile pensata per le persone e non per le macchine. Sono temi di destra? Di sinistra? Si possono  ancora usare queste semplificazioni? Non vorremmo infine vivere tutti in un posto dove le istituzioni si pongono questi obbiettivi e vogliono portarli avanti con il contributo di tutti?

Ora in molti, tutti quelli legati mani e piedi al sistema che ha governato la politica e le sue ramificazioni in questo paese, si daranno da fare per tentare di annientare questa esperienza. A Parma ha vinto  una diversa visione della città, del modo di intendere la politica, del futuro, e su questa visione si sono caricate grandi aspettative e forti spinte di rivalsa. Governare Parma non sarà semplice, la città ha eredità pesanti da smantellare, ma da queste difficoltà  potrebbe nascere un laboratorio formidabile e aperto, un’alternativa che può concretamente dimostrare che, anche in una città, come in molti piccoli comuni, un altro modo di amministrare è possibile. Fermare l’inceneritore sarà un passaggio fondamentale di questo cambiamento, la linea di demarcazione tra un passato, da lasciarsi alle spalle, e un futuro nuovo da costruire con i cittadini.

I cittadini di Parma hanno, in questo processo di cambiamento, una responsabilità da condividere con la nuova amministrazione; sono i veri protagonisti di una scelta che ha una forte prospettiva di futuro, e dovranno continuare ad esserlo.

La Parma di domani è anche qualcosa che ci riguarda tutti, tutti quelli che non hanno rinunciato a pensare a un paese migliore. Credo sia giunto il momento di lasciarsi alle spalle ogni pregiudizio e sostenere con la testa, le mani e il cuore questa amministrazione.