Il terremoto dentro di noi: un’altra scossa, l’ennesima da due settimane, l’inquietudine aumenta, il terremoto s’impossessa del nostro tempo, turba i sonni, ci proietta in una dimensione sconosciuta, l’insicurezza vera, legata a una forza brutale e reale, incontrollabile, la natura che sprigiona tutta la sua potenza devastante, nella forma di rocce che si muovono senza che noi nulla possiamo fare per fermarle. Come diventa piccola cosa la nostra velleità di dominare gli elementi, come quando azzoppiamo l’ambiente per piegarlo ai nostri interessi.

Dovremmo meditare su questa semplice e naturale verità, quando edifichiamo palazzi e strade senza valutarne l’impatto, quando consentiamo che per ragioni di profitto si realizzino progetti dannosi all’equilibrio dell’ambiente, cosi come si sono costruiti taluni capannoni, senza guardare troppo per il sottile.

Già l’Emilia generosa che sta producendo uno sforzo di solidarietà straordinario per aiutare i corregionali terremotati, l‘Emilia che non si risparmia, mille iniziative, raccolte di fondi, impegni concreti in ogni possibile modalità.

E’ la stessa Emilia Romagna che seppe essere d’esempio per tutta l’italia, in quell’altra grande tragedia che fu il terremoto in Irpinia, nel 1980, un’intera provincia distrutta, duemila e piu’ morti fino a Napoli e a Salerno.

Gli emiliano romagnoli, arrivarono per primi ed in forze, con gli aiuti, in molte zone ancor prima della protezione civile e dettero l’anima per salvare vite umane, portare conforto concreto e poi per aiutare la ricostruzione. In quei mesi terribili che seguirono un sisma di dimensioni e durata catastrofiche si forgiò un legame umano e sociale tra persone, città e paesi del nord e del sud, che furono uniti come non mai.

Si dovrebbe ricordare quella grande mobilitazione in cui una parte del paese espresse il meglio di se. Ora è l’Emilia che ha bisogno di aiuto e sostegno materiale e morale e l’Italia glielo deve. Questa è la migliore risposta che possiamo trovare per combattere l’angoscia dell’imponderabile.