Risparmiare sulla parata del 2 giugno era già una proposta opportuna alla luce della crisi economica e finanziaria e della necessità di tagliare le spese statali, a cominciare da quelle meno utili. A che serve infatti una parata militare per una spesa dai tre ai cinque milioni di euro? Molto discutibile l’opinione di Napolitano secondo il quale si tratterebbe di una manifestazione di “vitalità democratica”. Da quando in qua la democrazia si appoggia su uniformi e blindati? Da quando in qua la forza della Repubblica si esprime attraverso la sfilata di qualche migliaio di militari? 

Abolire la parata sarebbe sicuramente un modo di spendere meno soldi per un’attività di assoluta inutilità. Un segno di austerità e di compunzione di cui si sente tutta l’urgenza, specie di fronte al terremoto in Emilia e alle sue vittime. Operai costretti a lavorare in condizioni di pericolo, sottoposti, specie se immigrati, al bieco ricatto padronale e periti sotto le macerie di capannoni costruiti senza rispettare alcun requisito di sicurezza. Nulla di nuovo per l’Italia degli omicidi bianchi e del dissesto idrogeologico.

Ma soprattutto, rinunciare a questa inutile parata significherebbe indicare la necessità e urgenza di una riconversione profonda del concetto stesso di difesa. Di fronte agli sconvolgimenti climatici e ale turbolenze telluriche non servono i cacciabombardieri, l’artiglieria e i blindati. Servono invece Forze armate e di protezione civile profondamente integrate nel territorio e in grado di rispondere alle necessità a breve e lungo periodo della popolazione. Così come attività di ricerca mirate e norme di sicurezza basate sul principio di prevenzione. E naturalmente, un modo differente di vivere e celebrare la ricorrenza dell’instaurazione della Repubblica, che è basata sul lavoro e non sulle Forze armate.

Di fronte all’emergenza che si delinea e che non sarà di breve durata, di fronte alle emergenze di vario tipo che si prospettano  ci vuole una maggiore coesione popolare e nazionale. I partiti devolvano, come ho proposto, i loro rimborsi elettorali ai terrremotati. Si attui una politica fiscale che colpisca finalmente le grandi fortune mediante un’imposta patrimoniale e si smetta di perseguitare i lavoratori e i piccoli imprenditori che finiscono nelle grinfie del fisco

Un lavoro che del resto alcuni reparti stanno già facendo e dobbiamo essergliene grati. Ma dovrebbe diventare il compito fondamentale di Forze armate effettivamente all’altezza dei tempi e del dettato costituzionale. Un arco eccezionalmente ampio di forze, da Vendola ad Alemanno, ha chiesto l’annullamento della parata. E c’era il precedente del 1976, quando non si fece la parata dopo il terremoto in Friuli. Stavolta nessuno ha voluto prendersi questa responsabilità. Né il governo “tecnico” e senz’anima del signor Monti, né tantomeno il presidente della Repubblica. Prendiamo atto del fatto che  Giorgio Napolitano ha deciso di essere in questa occasione il presidente della casta militare. Scommetto che Pertini si sarebbe comportato diversamente.