Curre curre guagliò: corre felice per il prato dello Stadio Olimpico il capitano Paolo Cannavaro, che a Napoli è nato e nel Napoli è cresciuto. A 22 anni di distanza dall’ultimo trofeo vinto, la doppietta scudetto e supercoppa nel 1990, il club partenopeo solleva al cielo la Coppa Italia e torna a festeggiare. E mentre i 30 mila tifosi giunti a Roma cominciano la festa allo stadio, a Napoli un’intera città si tinge d’azzurro. Dal lungomare di via Caracciolo partono cortei con caroselli e bandiere fino all’alba, per andare poi tutti all’aeroporto ad aspettare il ritorno dei ragazzi e accompagnarli nel giro per la città a bordo di un bus scoperto. La banda di Mazzarri regala a Napoli la quarta Coppa Italia della storia sconfiggendo 2-0 la Juventus – che fino a ieri imbattuta, deve bere l’amaro calice della sconfitta proprio nell’ultima partita della stagione – e porta a compimento l’ottimo lavoro iniziato tre anni fa dal tecnico toscano.

Ma l’epopea del nuovo Napoli, dopo i fasti degli anni ’80 dell’era di Ferlaino e Maradona, comincia qualche anno prima: quando nell’estate del 2007 il produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis rileva il titolo sportivo della squadra dal curatore fallimentare del Tribunale di Napoli e iscrive la nuova società al campionato di Serie C. In sette anni ne passa di acqua sotto i ponti: dai campi polverosi della periferia dell’impero calcistico al centro del mondo pallonaro. Oggi il Napoli è una delle poche società che vince con i bilanci in regola. Di più, secondo il rapporto di Deloitte & Touche, nel 2012 la società è entrata per la prima volta nelle migliori venti squadre d’Europa per quanto riguarda il fatturato complessivo.

A fare grande il Napoli hanno contribuito insieme a De Laurentis anche i dirigenti. Marino fino al 2009 e da allora Riccardo Bigon, figlio di Alberto, il tecnico che regalò a Napoli l’ultimo indimenticabile scudetto. Gli allenatori. Reja che l’ha portato fino in serie A, Donadoni e da tre anni Mazzarri. I giocatori. Da Grava, l’unico a percorrere tutta la lunga strada dalla provincia della serie C alle capitali europee della Champions, a tutti gli altri: attori principali e comparse. Fino alle prime donne assolute, i tre tenori Hamsik, Cavani e Lavezzi. E se la proprietà è una certezza, nella sera della festa una domanda torna subdola a insinuarsi, come fosse la nemesi del malinconico addio di Del Piero, altro grande protagonista della serata dell’Olimpico alla sua ultima partita con la Juventus dopo 19 anni di onorata militanza bianconera. Per questa squadra è l’inizio di una nuova era o la fine di un ciclo?

Non è un mistero che con la stagione ancora al dessert, sia già cominciato il calciomercato come antipasto della prossima. Lavezzi è dato partente di sicuro: Paris Saint Germain o Inter. Cavani è tentato dalla Juventus e dal Chelsea. E Mazzarri? Ultimamente c’è chi l’ha visto stanco, per non dire stufo, e l’ha inteso voglioso di provare una nuova avventura altrove: a Firenze, a Roma sponda Lazio o forse all’estero. In bilico tra programmazione societaria, rimanere una piacevole eccezione o consolidarsi tra le grandi europee, e ambizioni personali, aspettare e diventare grandissimi col Napoli o tentare subito il grande salto, la squadra degli azzurri, l’unica a battere campioni d’Italia e campioni d’Europa, attende trepidante dai suoi eroi una risposta. Che per adesso può attendere, c’è una Coppa Italia da festeggiare. Come diceva il sommo Eduardo: “Adda passà ‘a nuttata!”. E ora sul Vesuvio sta sorgendo una bellissima alba.