Siete mai stati da quelle parti? In fondo all’Italia, là dove finisce la terra, nel Salento orientale che non arriva mai nei tg nazionali, non fa mai capolino sui giornali, non dà appuntamento ai vacanzieri per l’aperitivo all’ultimo grido?

Questi posti hanno una caratteristica fondamentale dettata dalla geografia. Sono lontani dalla Lombardia industriale, dal Veneto che intraprende, dall’Europa degli scambi: prendere un treno vuol dire sempre viaggiare, mettersi il cuore in pace e impiegare ore per attraversare lo stivale.

Qualche anno fa ero anche io un ragazzo di giù, uno di loro. In quelle città e in quei paesi, spesso, non ci sono offerte culturali, circoli ricreativi: senza macchina non si arriva neanche alle dance hall estive più a sud, verso Torre dell’Orso e i laghi Alimini.

A sedici anni, a Brindisi, a San Pietro Vernotico, a Mesagne c’è la piazza del Paese al massimo, dove incontrarsi; quando va bene l’Oratorio per giocare a pallavolo sotto un sole che spacca le pietre. Tutto intorno, appena si esce dal Paese, gli ulivi a perdita d’occhio da attraversare in motorino per andare a mare.

Per la scuola, ci sono le corriere, come quelle che prendevano Melissa, morta stamattina a 16 anni, e la sua amica Veronica, che lotta per sopravvivere. Figli, famiglie e persone normali, nate e cresciute dove la natura è ancora protagonista, la politica lontana, le economie scarse: il lavoro quando va bene è nei call center che crescono come funghi, o al centro commerciale, nei campi o sui cantieri.

Eppure a Brindisi le ragazze e i ragazzi – come tutti i ragazzi – sognano. Un futuro migliore, un posto nel mondo, una prospettiva. Magari in una scuola superiore dove si studia moda, un mondo fatato di passerelle, stoffe, forbici: una strada per esprimere se stessi, per inventarsi il futuro.

Quelle bombe sono esplose in mezzo a tutto questo. In un’Italia di provincia dove tutto scorre senza scossoni, rassicurante, bellissimo e spesso immobile. Questo lascia ancora più attoniti. Perché colpire i sogni di quei ragazzi? Perché instillare il terrore nelle mille Italie di provincia che sono la dorsale della nostra identità? Forse, per dire a tutti che nessuno può stare tranquillo a casa sua, sotto il proprio campanile. Che ciascuno, ovunque, rischia di essere travolto dalla follia.

Davanti al più vile dei terrorismi, di bello c’è solo chi si è messo in treno, in macchina, e parte o sta partendo per andare a Brindisi: una città dove forse non avrebbe mai pensato di finire se non per prendere il traghetto per la Grecia. Solo questo si può fare. Andare lì, come nelle piazze delle nostre città, e dire: noi ci siano, non siete soli, non permetteremo più alla follia di vincere. Brindisi per noi, in queste ore, è l’Italia intera.