Se dovessimo individuare un solo elemento “confortante” nella tragedia che si é consumata a Brindisi lo troveremmo nella risposta della società civile. Mentre le notizie si rincorrevano, le prime pagine dei giornali online e i servizi dei tg aggiornavano in tempo reale le ultime dalla città pugliese sconvolta dalla strage, dai blog ai social network partiva già dalle prime ore del mattino un coro unanime: contro la violenza. Non la semplice e retorica solidarietà e ben più dell’ovvio sdegno e allarme che accompagna vicende così inquietanti. Da nord a sud del Paese, dai blog, da twitter e facebook è partito simultaneamente e ad effetto domino un appello a scendere in piazza, ad uscire nelle strade per manifestare. Roma, Napoli, Milano, Palermo, Firenze, Bologna, Perugia, Bolzano, Cagliari… 

In decine di città d’Italia donne e uomini si sono dati spontaneamente appuntamento quando ancora gli inquirenti non hanno chiarito le motivazioni e la matrice della strage. E’ un avvertimento mafioso? Un attentato per colpire simbolicamente (e materialmente) una scuola che si era distinta per il suo impegno contro la mafia (e che non a caso è intitolata a Falcone)? Un messaggio di sangue a pochi giorni dall’anniversario di Capaci per dire al Paese che la mafia non è sconfitta e continua a intimidire ed uccidere? 

Mentre scriviamo non ci è ancora dato saperlo. Sappiamo però che il Paese non ci sta, che rifiuta ogni logica di violenza. Sappiamo che i giovani della Rete degli Studenti e dell’Unione degli Universitari hanno chiamato tutti a raccolta alla stessa ora, le 18:30, davanti ai Comuni d’Italia, con un fazzoletto e un solo, chiaro, incontrovertibile messaggio: “Qualsiasi cosa farete, non ci fermerete”.

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