Col passare delle ore sembra sempre più difficile che in Grecia si formi un Governo (qualsiasi, purché con una maggioranza sufficientemente solida). Sebbene alcuni sondaggi dicano che la maggioranza dei greci vorrebbe restare nell’euro, i risultati delle elezioni e i sondaggi su quelle che potrebbero tenersi tra un mese premiano le forze politiche che dichiarano di voler respingere le misure di austerità imposte da Ue e Fmi.

Sondaggi schizofrenicamente contrastanti tra loro ma che potrebbero essere l’indicatore del Comma 22 greco. Così come nel romanzo di Heller si poteva essere esonerati dalle missioni di guerra solo se pazzi ma chiedere di essere esonerati era certificazione di non essere pazzi, così sembra che la Grecia voglia restare nell’Euro con misure di risanamento meno rigide ma che il chiedere misure di risanamento meno rigide comporti l’uscita dall’euro.

In effetti potremmo essere di fronte a una situazione paradossale nella quale a perdere è comunque sempre la Grecia e di riflesso l’Europa; infatti sembra evidente che la Grecia non possa sostenere la politica di rigore estremamente recessiva senza pericoli di scontri sociali dall’esito incerto e d’altra parte l’uscita dall’Euro significa il fallimento della Nazione e l’innesco di un possibile effetto domino le cui tessere rischiano di essere la maggior parte delle altre nazioni europee.

Paul Krugman, premio Nobel per l’economia nel 2008 e, incidentalmente, Keynesiano convinto, vede la Grecia fuori dall’euro tanto da scrivere:

“Pensiamo che questo sia il probabile esito:

1- La Grecia esce dall’Euro, altamente possibile nel prossimo mese.

2- Forti prelievi dalle banche spagnole e italiane da parte degli investitori che vogliono spostare le loro liquidità verso la Germania.

3a- Forse, ma è solo un’ipotesi, controlli di fatto che proibiscano alle banche di trasferire i depositi all’estero e limitino i prelievi di liquidità.

3b- Alternativamente o in tandem, forti aiuti dalla Bce per evitare il collasso delle banche.

4a- La Germania può scegliere; una drastica revisione della strategia, per dare, particolarmente alla Spagna, speranze di garantire il debito con un tasso ragionevole e accettare una inflazione più alta nell’Eurozona per consentire aggiustamenti dei prezzi relativi o,

4b- La fine dell’Euro.”

La visione di Krugman aggiunge al comma 22 Greco un Comma 22 Tedesco che si può esplicitare con: La Germania vuole politiche di rigore estremo per mantenere l’euro, ma le politiche di rigore estremo fanno crollare l’Euro.

Si può dissentire dalla previsione di Krugman e sperare che non si avveri, ma suona molto realistica sulla base degli eventi che sembrano precipitare; il problema è che intere masse di popolazione, in particolare in Grecia, sembrano non essere in grado di sostenere “con le buone” i sacrifici richiesti e questa è la condizione sine qua non per evitare a priori i rischi ventilati da Krugman. Volendo scartare l’ipotesi repressiva e cioè la presa del potere con la forza da parte di chi possa poi imporre quelle misure contro la volontà dei cittadini, il problema sembra non avere una soluzione, almeno non pacifica; insomma, a prescindere dalle responsabilità della situazione attuale, la stessa non pare avere soluzione senza gravi drammi, tranne l’ipotesi 4a di Krugman che però non pare che la Germania voglia accettare.

Come siamo arrivati qui?

Michele Salvati sul Corriere della Sera di oggi porge spunti interessanti, citando anche gli “allerta” lanciati in tempi non sospetti anche da economisti americani, circa la implicita pericolosità della creazione di una moneta unica (l’Euro) in assenza di una reale unione politica dell’Europa. Salvati, ma anche l’ex ministro Visco, sottolineano come l’ingresso nell’Euro di paesi come Italia, Spagna, e a maggior ragione Grecia, abbia facilitato le esportazioni della Germania limitando la capacità competitiva delle nazioni più deboli ma innescando potenziali rischi politici insiti nella crescita della disoccupazione in tali paesi, in assenza di una politica europeista complessiva mirata a prevenirla.

Cosa fatta, purtroppo, capo ha e non sembrano esserci vie di uscita indolori, in particolare avendo persa l’opportunità di provvedere al salvataggio della Grecia quando il costo per la comunità europea sarebbe stato ben inferiore; tuttavia, a evitare che il contagio a paesi di massa ben più grande della Grecia diventi un fatto e che questo porti alla disgregazione rapida dell’Euro, con ripercussioni epocali e globali, sembra che l’abbandono del rigore applicato ciecamente e la definizione di un ruolo attivo e diretto della BCE nella difesa dell’Euro dalla speculazione finanziaria (tramite gli Eurobond) siano improcrastinabili auspicando che gli eventi elettorali francesi, italiani, greci e tedeschi contribuiscano a spingere in questa direzione.