Per lunghi anni il cinema italiano è stato un punto di riferimento mondiale insuperabile. Ricordo lunghe conversazioni con delegati sindacali brasiliani fuori dell’hotel Guaporense, piccolo alberghetto di quarta categoria dove ero alloggiato in occasione del Foro sociale mondiale di Porto Alegre nel 2005 e la notte non riuscivo a dormire per il caldo soffocante e il continuo e fragoroso ronfare degli attempati venezolani con i quali condividevo i letti a castello. O una volta alla stazione dei pullman di Valencia, la terza città del Venezuela, mentre facevamo uno spuntino e bevevamo una birra con un medico uruguyano che prestava servizio volontario nella mision sanitaria collocata nel quartiere più degradato e pericoloso della città dove eravamo andati a realilzzare un reportage con l’amico fotografo Gianluca Belei. O ancora, con una simpatica e briosa dottoressa cubana cui ero ricorso dopo che le pulci di mare mi avevano massacrato sulle belle spiagge di Maria La Gorda.

Si parlava di cinema italiano. Fellini, Visconti, Tognazzi, Mastroianni, Sordi, Manfredi, Gassman e tanti altri. Un patrimonio di cui andare orgogliosi. Ma che è rimasto di tutto questo? La tradizione certo e un enorme arsenale di professionalità, mortificato dalla crisi e dalle politiche di taglio della spesa pubblica, dalle delocalizzazioni e dalla subalternità culturale allo show business di matrice statunitense, ammannito in varia salsa dalle televisioni, berlusconiane e non. Un piano demoniaco per distruggere quanto di bello e positivo l’Italia ha dato al mondo negli ultimi sessant’anni.

Ma c’è chi resiste. E qui voglio citare tre esempi.

Il primo è l’attività dell’associazione S.A.S. – Scuola delle Arti dello Spettacolo attiva nel campo della formazione grazie all’operato del regista-scenografo Enzo De Camillis e dei suoi collaboratori. Tale associazione  ha organizzato sabato scorso alla Casa del Cinema di Roma con la seconda edizione de “La Pellicola D’oro”  la premiazione dei lavoratori e delle lavoratrici che, a vario titolo, hanno contribuito in quest’ultimo anno alla continuazione della tradizione gloriosa cui ho fatto riferimento. Mi ha colpito l’affermazione, fatta da qualcuno di essi, dell’importanza del lavoro collettivo e corale che sta dietro i grandi film. Si ricordano, e giustamente, i grandi nomi dei registi e degli attori ma non si parla di tanti altri, dai costumisti agli scenografi agli autori degli effetti speciali, che egualmente hanno contribuito e continuano a contribuire a piccoli e grandi capolavori.

Il secondo esempio è quello del cinema Palazzo, occupato ormai da un anno (dieci giorni fa si è celebrato appunto il primo anniversario) e sottratto alla speculazione di chi voleva trasformarlo in una sala da bingo. Un movimento che ha visto la partecipazione di semplici cittadini ma anche di persone impegnate nello spettacolo come Sabina Guzzanti, un’altra comica che non si accontenta di far ridere ma vuole anche far pensare e contribuire al cambiamento concreto delle cose.

Il terzo esempio è quello del docufilm “The Cuban Wives”, dedicato alle spose e alle madri dei cinque agenti cubani ingiustamente detenuti da oramai quasi quattordici anni negli Stati Uniti per essersi opposti al terrorismo contro il loro Paese. Un film del giovane regista Alberto Antonio Dandolo, che mostra come il cinema possa svolgere un’importante opera di sensibilizzazione, unendo informazione e sentimenti.

Contrariamente a quanto una volta disse il non sempre lucido Tremonti, non è vero che con la cultura non si fa crescere l’economia. Si tratta anzi di un settore fondamentale per il nostro Paese, che ospita com’è noto gran parte del patrimonio culturale mondiale ed è all’avanguardia anche in settori di più recente sviluppo come per l’appunto il cinema e lo spettacolo in genere, ma anche molti altri.

Solo la disattenzione, scarsa sensibilità e, in ultima analisi, profonda incultura dei governi, dal grottesco Burlesconi al triste Monti, ma bisognerebbe parlare anche delle numerose occasioni perdute da Rutelli e simili, sta finora impedendo di cogliere tutte le potenzialità esistenti in questo ramo. Sarebbe ora di voltare pagina e fortunatamente le iniziative della base stanno indicando la direzione giusta.

Oggi è il 25 aprile. Ricordiamolo, attraverso il cinema, con tre belle sequenze: Achtung banditen, Le quattro giornate di Napoli. C’eravamo tanto amati. Molte altre ce ne sarebbero. Perché il cinema è anche memoria storica di una nazione, e probabilmente anche per questo certi governi lo trascurano…