Il teatro Garibaldi di Palermo

Dopo il teatro Valle di Roma, anche a Palermo i giovani artisti provano a restituire uno spazio culturale alla comunità. Lo hanno fatto occupando lo storico Teatro Garibaldi, uno dei più antichi della città, nel cuore del quartiere della Kalsa. Stamattina un centinaio di lavoratori dello spettacolo hanno infatti marciato in corteo prendendo possesso del teatro, che è inattivo da un decennio. “Uno spazio destinato alla cultura non può chiudere per ragione alcuna” hanno scritto gli occupanti, riuniti in comitato, nel manifesto redatto per l’occasione. Ai cancelli è stato affisso uno striscione con scritto “Teatro Garibaldi Aperto“.

La zona si è immediatamente popolata da agenti della Digos in tenuta antisommossa, che si sono schierati all’entrata dello stabile sbarrando l’accesso alla folla di giornalisti e curiosi che nel frattempo si è raggruppata nelle zona. “E’ un occupazione simbolica – hanno spiegato gli occupanti – il Garibaldi è l’ennesimo spazio negato alla città, un luogo che ci appartiene come cittadini e come lavoratori dello spettacolo, della cultura e dell’arte. Vogliamo che il Comune renda noto un regolamento che disciplini l’assegnazione degli spazi teatrali e il costante monitoraggio di tutte le attività finanziate”.

Il comitato ha in programma di occupare il teatro fino a domenica, mettendo in scena spettacoli teatrali e musicali durante il week end. Il commissario straordinario del Comune di Palermo, Luisa Latella, ha subito incontrato una delegazione di occupanti proponendo la concessione del teatro per il fine settimana e l’invito a un tavolo tecnico per l’assegnazione dello stabile, che però da domenica sera dovrà essere sgomberato. “Non è una questione di assegnazione specifica del Teatro Garibaldi, è un problema generale e diffuso a Palermo – racconta Giacomo, uno degli occupanti – con questo gesto simbolico vogliamo chiedere un modello lontano dalle nomine di direttori artistici ispirate da logiche partitiche, un modello che fondi le sue basi sull’alternanza delle cariche e che dia spazio alle nuove energie artistiche espresse nella e dalla città”.

A Palermo i beni culturali chiusi da tempo e dimenticati sono innumerevoli. Una lista lunghissima in cui spiccano i cantieri culturali della Zisa, mai totalmente utilizzati da quando sono stati realizzati. La stessa storia del Teatro Garibaldi è emblematica. Inaugurato per la prima volta nel 1861 dall’eroe dei due mondi in persona, il teatro ha ospitato negli anni artisti come Carlo Cecchi, Emma Dante, Peter Brook,  e Wim Wenders. Adesso è inattivo da un decennio. Nel 2010, dopo un lungo lavoro di restauro, era stato ufficialmente inaugurato e restituito alla città. Da allora però è inspiegabilmente chiuso e inutilizzato. In attesa che l’amministrazione comunale decida cosa farne, è prevista per il prossimo 24 maggio una seconda inaugurazione a cui dovrebbe presenziare addirittura il capo dello Stato Giorgio Napolitano. “Vogliono inaugurare per la seconda volta in due anni lo stesso teatro – tuonano i manifestanti – senza che nel frattempo sia mai stato aperto. Vogliamo sapere che destino avrà questo posto il giorno dopo che verrà il presidente della Repubblica. Vogliamo che in questa città si rimettano in circolo le realtà produttive e culturali della nostra città, prescindendo dall’ingerenza dei partiti, dai ricatti delle clientele, dall’aridità dei finanziamenti a pioggia”.

A sostegno dell’iniziativa palermitana, oltre ai ragazzi del Valle di Roma e del Marinoni di Venezia, sono intervenute alcune tra le voci principali della cultura italiana come Franca Rame, Paolo Rossi, Daniele Silvestri e Mario Venuti. Dopo aver sbarrato l’entrata le forze dell’ordine hanno “concesso”, su input del commissario Latella, l’occupazione fino a domenica. “Abbiamo ceduto a questa sorta di ricatto – spiega uno degli occupanti – ma così possiamo far entrare la gente, la cittadinanza deve riappropriarsi dei luoghi che in questa città le sono stati negati perché pochi politici senza scrupoli non riescono trarre un personale guadagno dalla cultura“.