La sua stella nella Lega è cresciuta all’ombra di Umberto Bossi. Se non direttamente inserito nel cerchio magico, Angelo Alessandri, classe 1969, nella costellazione bossiana ha sempre brillato di luce intensa. Ministeri sfiorati più volte, attualmente presidente della commissione ambiente e lavori pubblici alla Camera, e soprattutto anello di congiunzione tra il profondo nord e le cooperative rosse con le quali Alessandri ha sempre dialogato. Anche e soprattutto grazie al suo incarico ai lavori pubblici. Ruolo che se non è chiave poco ci manca. Se non per le decisioni – e i soldi – che da quelli uffici transitano.

Oggi l’onorevole Alessandri, secondo fonti interne agli inquirenti e come riportato dalla Gazzetta di Reggio, risulta indagato dalla Procura di Reggio Emilia per finanziamento illecito ai partiti insieme a Nadia Dagrada segretaria amministrativa della Lega nord, Giacomo Giovannini, capogruppo della Lega in consiglio comunale a Reggio, Francesca Carlotti, consigliere leghista in Provincia e candidato sindaco a Castellarano nel 2009 e Gianfranco Barigazzi, responsabile amministrativo della Lega Emilia. Quest’ultimo è l’uomo sul quale gli ex leghisti (e alcuni degli attuali) puntano il dito. L’esposto presentato in Procura e sulla base del quale Reggio Emilia ha aperto un fascicolo con quattro indagati ogni tre righe parla della condotta di Alessandri. Di come gestiva direttamente la cassa del partito, dell’uso disinvolto del danaro, delle eccezioni che gli venivano mosse e alle quali lui rispondeva con espulsioni. Il Procuratore di Reggio Emilia, Giorgio Grandinetti, non conferma e non smentisce i nomi degli indagati. Per poi aggiungere: “Se venisse verificato quello che sostiene l’ex vice segretario della Lega in Emilia, Marco Lusetti, i fatti sarebbero molto gravi”.

Come se non bastasse il potere accumulato, oltre a governare la Lega in Emilia per 11 anni, Alessandri è stato anche presidente federale della Lega nord, posto lasciato a Umberto Bossi il 5 aprile, quando il senatur ha liberato la segreteria e c’era bisogno di un ufficio dove collocarlo. Ha lasciato a malincuore, ma per il capo questo e altro.

Eppure negli anni, Alessandri, qualche problemino l’ha avuto. Non guai giudiziari, ma la sua condotta non sempre è stata così limpida. Ne sa qualcosa un tassista romano, convinto di vendere la propria casa all’onorevole Alessandri, con lui firma un preliminare, ma al rogito si presenta una terza persona, guarda caso anche lui leghista, e che la casa la paga con assegni scoperti. Casa nella quale Alessandri tutt’ora vive con un contratto di comodato d’uso. Gratuito. Tutto documentato dalle Iene, trasmissione alla quale il tassista si rivolse per cercare di recuperare qualche soldo.

Ma non è l’unica stravaganza di Alessandri. Accadde nel 2010 che venne provato come una sessantina di contravvenzioni al codice della strada a suo carico venivano pagate dalla Lega. Non soldi di finanziamenti pubblici, ma quelli degli iscritti. 70 multe per eccesso di velocità, alcune delle quali annullate dai prefetti competenti. Altre pagate. Coi soldi del partito.

Quali soldi? Quelli che arrivano dalle campagne elettorali, assegni staccati da grandi aziende. Come la Bacchi, per esempio, che risulta, seppur con cifre modeste, equamente distribuiti alla Lega, ma anche al Pd, tutti regolarmente denunciati. Con un particolare che non è poi del tutto scontato. Già perché proprio alla Bacchi spa di Boretto per due volte è stato ritirato il certificato antimafia su ordine del prefetto di Reggio Emilia, Antonella De Miro, destinataria non più di qualche giorno fa di un paio di proiettili, tanto perché capisse quanto il suo lavoro di rappresentante del governo sul territorio non sia così apprezzato.

Nella prima occasione l’azienda, era ricorsa al Tar, che a fine luglio dello scorso anno aveva dato ragione alla Bacchi annullando, l’interdittiva antimafia. Come conseguenza di questo atto il Tar aveva anche cancellato gli atti collegati:  quello del 7 aprile scorso, di Iniziative Ambientali, che sospendeva i lavori per la tangenziale di Novellara e quello del 15 aprile. Quest’ultimo emesso dalla Provincia di Reggio Emilia che prevedeva la sospensione  del contratto di appalto vinto dalla Bacchi Spa per la manutenzione delle strade provinciali della bassa reggiana.

Poi è arrivato il secondo “stop” ai lavori. La  firma è del prefetto De Miro, 4 agosto 2011.Nella nuova interdittiva antimafia si può leggere di un “sussistente pericolo di infiltrazioni mafiose tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della ditta Bacchi Spa”.

Perché il Prefetto di Reggio ha emesso questa nuova interdittiva nei confronti di una ditta che negli anni ha legalmente finanziato il mondo della politica locale con elargizioni regolarmente registrate ad esempio a favore  della Lega Nord come riportato dal ilfattoquotidiano.it? Nei mesi scorsi le forze dell’ordine hanno effettuato diversi accertamenti mirati a rilevare la consistenza di un pericolo di permeabilità alla mafia. Indagini che, secondo il prefetto De Miro avrebbero superato le motivazioni per cui il Tar di Parma ha accolto il ricorso presentato dalla Bacchi.

Nonostante questi piccoli problemi Alessandri non ha mai perso il potere né il sorriso. E’ rimasto uno dei delfini di Bossi, è legatissimo e riconoscente a Rosi Mauro, ha continuato a macinare consensi, perché abile in politica lo è sempre stato. Un geometra di professione artigiano, come spiega la sua mini biografia di parlamentare, che della mastica pane e Lega da oltre un decennio. E che nella volontà di Bossi doveva essere colui che portava la Lega alla presa della rossa Emilia Romagna. Potere che poi ha dovuto dividere con un altro parlamentare, Gianluca Pini, maroniano della prima ora.

Oggi Alessandri, in un’intervista al Corriere di Bologna, si dice pronto a lasciare. Ma non per i guai giudiziari, ma perché 11 anni (di successi, dice lui) sono tanti e “se ci fosse un’alternativa all’altezza” si farebbe da parte. Sul fronte delle indagini, invece, fa sapere al procuratore di Reggio Emilia che ha in mano il fascicolo, di essere a disposizione per poter chiarire. Anzi, lo invita a essere chiamato prima possibile. Anche se in realtà non è così che funziona: i magistrati lo ascolteranno  quando sarà opportuno per le indagini.