Ho ripreso uno spaghetto vedendo che la zuppiera piena di pasta stava per scivolare di mano a chi, così amorosamente, aveva insistito per farne comunque due fili.
C’era stato chi, per prudenza, aveva giustamente suggerito di saltare quel primo di pasta. Ma l’occhio triste, sia mio che di qualcun altro, e la promessa di cuocerne solo un mezzo chilo per 7 persone, aveva convinto tutti a non perdersi in dubbi.
Il pranzo di pasquetta è così potuto iniziare con un Casatiello, normalmente armato delle sue uova (sennò sarebbe stato un Tortano), preparato, come quasi tutto, dalle benedette mani della mia consuocera. Subito dopo è arrivato un Gattò di patate perfetto e una pizza di scarola con olive di Gaeta, capperi, uvetta e pinoli con qualche acciuga sfilettata che avrebbe potuto partecipare al campionato del mondo e vincerlo. Qualcuno aveva portato anche dei discreti carciofini sott’olio appena preparati che hanno fatto il loro gioco nell’attesa che la Santa pasta, maccheroni rigirati con un ragù napoletano di carne, arrivasse sobbalzando in tavola. Poi, come sorbetto, qualcuno aveva comprato una torta umbra con il formaggio, che è parsa a tutti particolarmente buona, almeno fina a quando un agnello ciociaro Arcinazzo, regalo di un amico fidato, non è apparso arrosto in forno nella più assoluta e straordinaria semplicità. Lì ho dovuto far forza a me stesso per non tentare il suicidio, fermandomi al secondo tocchetto di coscio più due grasse e meravigliose costoline. Il tutto era accompagnato da zucchine fritte e rimesse in scapece, con aceto, olio e foglioline di menta. Per finalino uno splendido provolone Recco strapiccante e due romanissime Coppiette di carne di maiale con cui bere ancora un goccio del buonissimo Shiraz del Casale del Giglio 2010. Infine sono arrivate in tavola uova di cioccolato, colombe e un  americanissimo cheesecake di arance amare che un pazzo aveva voluto aggiungere a questo pranzo assolutamente e generosamente Napoletano.

Eh sì, nella vita ti può capitare di tutto. Ma la fortuna che una figlia ti sposi un gentile partenopeo, con una madre grande cuoca, è per me motivo di infinita gioia.