Voltare pagina” è un luogo comune molto inflazionato, specie in questo paese che non legge. Dal crak Parmalat, Parma si è resa celebre per una serie inarrestabile di nefandezze, esplose come un vulcano purulento nel giugno scorso, quando gli arresti in Comune hanno rivelato di che competenze era fatta la precedente amministrazione, quella prima ancora e forse quella futura. Sì perché, a parte quelli che la galera ha fatto metter su qualche chilo per cui non si fan vedere in giro, gli altri sono tutti a spasso. E li vedi sorridenti, innocenti e contenti di ricandidarsi alle prossime elezioni a sindaco. Molti della peggior risma hanno il talento di mostrarsi in pubblico e camminare a testa alta, lanciare strali contro la crisi dimenticando di essere contribuenti fecondi di una voragine di debiti che strizza l’occhio al futuro dei miei figli.

Le cariatidi della poltrona sono di nuovo (quasi) tutte in pista, sparpagliate in liste e partiti che propongono la soluzione a problemi che hanno generato. Degni dei peggiori consulenti: ti risolvo un problema che non avevi, te l’ho creato ma ci penso io, con i tuoi soldi! L’ex sindaco Pietro Vignali, scomparso da quando s’è dimesso, è diventato il capro espiatorio di tutti: con tutta la buona volontà di uno stakanovista non può aver fatto tutto da solo. Quindi Vignali Pietro ha preso carta e penna e ha scritto una letterina “Sono stanco del tiro al piccione”. Da conservare per Babbo Natale. Si rifà vivo, come chi non è mai morto, un altro ex, Elvio Ubaldi: aveva lanciato lui il Vignali, salvo poi nascondere il braccio (chi è innocente scagli il primo Pietro).

Vincenzo Bernazzoli, come il Pd qualunque, gongola sentendosi la vittoria in tasca, tanto che nei suoi manifesti elettorali sta scritto “il nuovo sindaco di Parma”. Proprio il suo partito pochi mesi fa aveva votato, unanime con tutti gli schieramenti, contro il referendum sull’inceneritore: quel che resta della sinistra ha lo sterzo bloccato a destra. L’ex vice sindaco dell’Amministrazione Vignali, Paolo Buzzi, eterno secondo, è la vittima sacrificale voluta dal PdL di Parma nella corsa a primo cittadino: si deve pur morire di qualcosa. E non si contano ex assessori o ex delegati infilati di qua e di là per riscaldare quelle poltroncine ancora calde delle loro natiche. Insomma, fra due mesi si vota e la maggior parte di chi ha scavato il pozzo profondo dei debiti fa catechismo agli elettori, la vergogna è altrove.

Voltare pagina si può e si deve, ma solo se i Parmigiani impareranno a leggere, se non nel futuro… almeno nel passato, per non dimenticare che i risorti dalle proprie ceneri sono sempre qui, mai altrove, dove la vergogna dovrebbe nasconderli.