L’idea è stata lanciata da Pippo Civati, l’altra faccia del Pd. E sta raccogliendo un mucchio di adesioni a Milano e in tutta la Lombardia: un sit-in al Pirellone bis, in piazza Lombardia, davanti al grattacielo (detto “Formigone”) che oggi è la nuova sede del governo della Regione. “Libera la sedia” è il titolo proposto da Civati per la manifestazione convocata per sabato prossimo dalle 10, 30 alle 13. Come a dire: Roberto Formigoni, fatti da parte. Ormai sono una dozzina i casi giudiziari che hanno coinvolto la sua giunta, i partiti che la sostengono, il sistema di potere che “il Celeste” ha costruito in ben quattro mandati da presidente.

Ognuno porti la sua sedia da casa, chiede Civati, per passare due, tre ore a discutere insieme in piazza. Investito da inchieste a raffica che hanno coinvolto suoi ex assessori e uomini del suo blocco di potere, Formigoni continua a ripetere da mesi che lui non c’entra, che sono questioni che riguardano non lui e la politica regionale, ma i singoli consiglieri regionali arrestati o messi sotto indagine (da Massimo Ponzoni a Romano La Russa, da Franco Nicoli Cristiani a Nicole Minetti, da Davide Boni fino a Pierangelo Daccò, che non è consigliere regionale, ma faccendiere di area ciellina e, secondo l’accusa, finanziere occulto per gli affari “riservati” del San Raffaele). È invece evidente che le indagini stanno mettendo in luce gli affari segreti e i metodi truffaldini dei cerchi concentrici attorno al Presidentissimo. Ma i pianeti ruotano attorno al sole e senza il sole non vivrebbero. È del “Celeste”, dunque, la responsabilità – politica, non penale – di quello che succede attorno a lui. Oppure Formigoni è presidente a sua insaputa? Ci sono però anche coinvolgimenti diretti. Nella vicenda delle firme false con cui ha presentato nel 2010 la sua lista elettorale. Nella richiesta d’intervento agli amici della P3, mobilitati per sbloccare il “listino” escluso dalla competizione elettorale. Nell’accusa ai Radicali di Marco Cappato di aver loro manomesso le firme (per questo “Firmigoni” è sotto processo a Milano per diffamazione, come va ripetendo il consigliere Idv Stefano Zamponi, prendendosi per questo del “pirla”).

Ci sono poi le questioni poste dalle 10 domande rivolte a Formigoni da queste colonne. La più bruciante riguarda il sistema dei conti all’estero dei Memores Domini, nucleo d’acciaio di Comunione e liberazione. Le inchieste su Oil for food della Procura di Milano hanno provato che parecchi soldi sono affluiti nelle casse segrete (Candonly, Paiolo, Memalfa…) di tre suoi stretti collaboratori, Marco Mazarino De Petro (consulente), Fabrizio Rota (segretario) e Alberto Perego (Memores, amico e confratello di Formigoni, con cui condivideva l’abitazione di via Dino Villani a Milano): 829 mila dollari provenienti da Alenia Marconi (gruppo Finmeccanica); oltre 700 mila dollari dalla società Cogep; 50 mila euro da Agusta… Perché? A che titolo? In cambio di che cosa? Formigoni dovrebbe spiegarlo. Venga magari a dircelo sabato prossimo. Ma si porti anche lui la sedia da casa.

Il Fatto Quotidiano, 29 Marzo 2012