Navigando su youtube inciampo per caso nel video promozionale della Barbie Ooak (one of a kind, ovvero barbie “fatta su misura”).

La prima comunione di una bambina viene raccontata attraverso primi piani della barbie e frasi di buon augurio. “In questo santo giorno, per la prima volta, accoglierai il corpo di Cristo.” Aldilà del risultato grottesco sono le parole che mi colpiscono. La formula mi suona erotica, carnale. Forse è la mia poca dimestichezza in materia di religione oppure la malizia.

Scopro poi un intero reparto youtube dedicato alle prime comunioni in cui le bambine sono vestite da spose.

La zona di provenienza dei video è la stessa dei neomelodici, soprattutto Napoli e dintorni, e riguarda in modo particolare le bambine.

L’intero apparato è molto costoso, dal noleggio degli accessori (come ad esempio le macchine d’epoca) a interi set fotografici costruiti per gli shootings delle bambine.

Dev’essere un momento sociale importante, mi dico, se la gente investe tutti questi soldi nella prima comunione.

I video su youtube sono tanti; piccole donne in miniatura vestite con lunghi abiti completi di strascico, velo e guanti.

Manca il rito e lo sposo. O meglio, lo sposo c’è: è il padre (o Dio, ma quest’ultimo è molto più difficile da rappresentare).

È assente il passaggio simbolico di proprietà dal padre allo sposo, caratteristico del matrimonio.

Foto di piccole spose abbracciate al padre-sposo.

Il rito di passaggio sembra consistere nel mutare dello sguardo del padre verso la figlia.

Sono le sposine del Signore o di padri sempre più “fidanzati”? È l’occasione delle madri per vivere un secondo matrimonio? O è il diktat assoluto della moda che avvolge tutti per passione, distrazione o esasperazione, creando poi nuovi sensi inaspettati?

La prima comunione l’ho fatta anch’io vent’anni fa. Cerco di ricordare il vestito di allora… avevo una specie di coroncina con le roselline. Anche oggi la coroncina è un must, ma sembra più quella di Miss America. Coroncina o velo, reginetta o sposa, spesso entrambi. Dire tutto e il suo contrario.

I negozi di vestiti online propongono numerosi modelli di vestiti con corpetti, velo e guanti.

La chiesa invece impone vestiti più sobri, spesso quindi c’è il cambio di abito dopo la cerimonia. In chiesa le bambine sono vestite uguali a tutte le altre: una tunica accollata semplice e lunga, la cui simbologia di riferimento è più quella della suora. Dopo la cerimonia ognuno si sbizzarrisce e cerca di risplendere più che può.

I video delle prime comunioni vanno però oltre alla simbologia religiosa e matrimoniale. Propongono narrazioni sul femminile che mescolano assieme rappresentazioni antiche e immaginari del nostro tempo. Il risultato è una strana accozzaglia di significati fuori controllo.

E così nei filmati si ritrovano gli RVM alla “Uomini e Donne” in cui le bambine troniste mettono in scena goffi tentativi di sensualità; videoclip in stile Shakira (e per essere sicuri che si capisca il riferimento vengono inseriti anche spezzoni dei video originali); pose da diva cinematografica in stile Dolce Vita; pose classiche da video matrimoniale; le fiabe dell’infanzia, ecc.

La musica scelta in ogni caso ha l’ultima parola, svolge la funzione decisiva nella produzione di senso.

Spesso all’interno di un unico video si assiste a un racconto esaustivo (e schizofrenico) della bambina di oggi:“La mia bambina è questo, ma potenzialmente anche questo e quest’altro.”

Altre volte invece si sceglie un taglio unico dall’inizio alla fine, che sia Cenerentola o la ragazza nella prateria.

I sensi poi possono sfuggire del tutto. Come quando si monta l’immagine di un maschio sui 40 anni, ipotetico padre che fumando una sigaretta osserva compiaciuto la figlia dimenarsi in controluce, oppure quando la stessa bambina balla con una scopa per foglie sotto braccio.

Ecco, qui forse sfugge completamente il senso che si vuole dare ad una scena. Il porno chic invade tutto. I simboli sono pericolosi se utilizzati senza consapevolezza.

La visione della donna che sarà, e che viene fuori da questi video, è un po’ moglie e un po’ puttana, brava bambina sognatrice o mangia-uomini sexy e famosa.

A qualsiasi retorica si faccia appello la dicotomia è sempre la stessa.

Anche la cosiddetta “anteprima” è una pratica diffusa.

Si fa un ritratto della bambina senza il momento della comunione. Il rito religioso è assente, ma rimane quello sociale.

La comunione è un rito di passaggio, è l’iniziazione all’età adulta.

A 10 anni si diventa donne. Almeno per la comunità di riferimento.

La cornice è quella legittima della tradizione, svuotata però di senso, mentre i contenuti derivano dagli immaginari del nostro tempo.

Gli artefici della rappresentazione sono gli adulti, a volte i genitori direttamente, più spesso lo studio fotografico su commissione della famiglia o per promuovere il proprio lavoro. Altre volte sono le bambine stesse a montare i video.

È curioso anche il feedback dell’utenza youtube, che da sempre impietosa giudica tutti i flussi che passano da lì.

Le piccole spose suscitano l’indignazione maggiore. Il matrimonio è un segno immediatamente riconoscibile e riconducibile a un’altra età. “Sembri una sposa”. Il pubblico disapprova l’adultizzazione della bambina.

Più in sordina passano invece tutte le altre rappresentazioni femminili. Come se l’adultizzazione e l’erotizzazione fosse l’unico problema dell’infanzia di oggi. Come se tutti noi non sentissimo addosso, nella vita di tutti giorni, nella relazione con gli altri, tutte le narrazioni sul femminile che passano in tv o su internet e che poi rielaboriamo e facciamo nostre. Come se non incidessero sul modo in cui ci percepiamo, come se non ci precludessero nuove strade e possibilità.

Non credo che il fenomeno, nei suoi aspetti meno lampanti, si possa circoscrivere ad alcune zone d’Italia. Nel suo piccolo ci fa un ritratto allo stesso tempo preciso e confuso di noi e del paese.

La costruzione di genere nell’infanzia è sempre radicata.

Ed Egalia molto lontana.