È singolare come quando noi ambientalisti denunciamo qualche misfatto, l’autore dello stesso spesso si difenda con frasi che tendono ad evidenziare che comunque “c’è di peggio”. E’ quello che si potrebbe definire con un neologismo “il menopeggismo”.

Mi è venuta da fare questa considerazione leggendo i commenti al mio ultimo post, che, oltre a scatenare i troll, ha dato modo ai menopeggisti di tirare fuori considerazioni del tipo: “e allora cosa dire dei campi di calcio? e dei megaimpianti?”

Ma la prima volta che sentii da ambientalista i menopeggisti in azione fu con i cacciatori. Quando li accusavamo di uccidere la fauna selvatica, loro puntualmente ci rispondevano “e allora cosa dire degli uccelli che muoiono a causa dei pesticidi?” Il che, poi, tradotto, significa “sì, noi ne uccidiamo, ma i pesticidi ne uccidono di più”. Classico menopeggismo. Diciamolo: un modo piuttosto rozzo per giustificare il proprio operato.

A parte la considerazione, ovvia, che noi ambientalisti così come abbiamo validi argomenti contro la caccia li abbiamo contro i pesticidi, ma poi è forse una giustificazione il menopeggismo? C’è chi fa peggio. Ma io lo trovo delirante. E allora? Se c’è chi fa peggio io sono autorizzato a fare il male?

Eppure, a ben vedere, questo è un atteggiamento ricorrente anche in altri campi, non solo in campo ambientale. Un argomento utilizzato anche dai nostri politici, quando li si critica, ed esce fuori la frase “ma guardiamo piuttosto a…”. E allora? Guardiamo pure a…, ma la tua responsabilità rimane, in toto.

Mi resta un dubbio, che magari voi lettori mi potete sciogliere. Il menopeggismo è tipico della cultura italiana? Rientra a pieno titolo nella classica tendenza italiana di non prendersi le responsabilità? E anche in quella di fare i furbetti? Oppure è diffuso ovunque?

Chi lo sa mi risponda. Perché io da buon ambientalista, viaggio pochissimo. E qui inserisco idealmente la faccina col sorriso degli emoticon.