Quando ha scoperto che una sua fan lo incitava a sparare, in senso letterale, al presidente Obama, Rick Santorum, integralista cattolico e italo-americano, candidato alla nomination repubblicana alla Casa Bianca, s’è infuriato: lui, per guadagnarsi un po’ di voti, era andato a tirare con la pistola in un poligono a West Monroe, nella Louisiana, e, con le cuffie addosso, non aveva sentito quell’incitamento a mirare facendo finta che la sagoma fosse Obama. Quando glielo hanno riferito, s’è irritato: “Sono affermazioni terribili e orribili, sono contento di non averle udite”. Anche perché lui, in questo momento, ‘spara’, metaforicamente, più sul rivale di partito Mitt Romney, milionario e  mormone, che sul presidente democratico.

Con o senza poligono, Santorum rivince al Sud, in Louisiana, ma Romney non perde quasi nulla. Il successo dell’integralista cattolico non sposta infatti di molto la conta dei delegati in vista della convention di Tampa, che, a fine agosto, consacrerà il candidato repubblicano alla Casa Bianca: dei 46 dello Stato di New Orleans, infatti, solo 20 sono stati assegnati nelle primarie di ieri, ripartiti in modo proporzionale, mentre gli altri saranno assegnati in un secondo tempo.

L’italo-americano s’è imposto con circa il 40% dei suffragi – i dati non sono definitivi -, mentre Romney non è andato oltre il 30%. L’ex senatore della Pennsylvania s’è finora imposto in 11 Stati, l’ex governatore del Massachusetts in 14 e in una mezza dozzina di territori. Ma, in termini di delegati, il mormone ne ha più del doppio del cattolico e la metà circa di quelli necessari (1144) per garantirsi la nomination a Tampa.

L’esito del voto della Louisiana consente una doppia lettura politica: conferma che, al Sud, dove l’elettorato repubblicano è più conservatore e religioso, Romney non fa proprio presa – ha sempre perso, in questa regione dell’Unione -; e conferma pure che il terzo incomodo di questa corsa, l’ultra-conservatore Newt Gingrich, ex speaker della Camera negli Anni Novanta, è fuori gioco, perché, a parte i successi in South Carolina e Georgia, cioè a casa sua, viene sempre battuto da Santorum sul suo terreno d’elezione (poco più del 20% in Louisiana). Quanto al libertario Ron Paul, lui, fin dall’inizio, è in lizza per il principio, più che per la vittoria: finisce di nuovo ultimo, com’è scontato, qui.

Dopo la Louisiana, Romney resta il favorito, oltre che il battistrada, e Santorum è sempre più il suo unico vero rivale, con la sua campagna tutta basata sulla difesa dei valori cristiani e familiari, che fa presa, oltre che al Sud, nella ‘cintura della Bibbia’ e negli ambienti ultra-conservatori ed evangelici. Crescono le pressioni su Gingrich perché si ritiri e consenta all’ex senatore di essere l’unico portabandiera della destra repubblicana.

Santorum, per il momento, fa più campagna contro Romney che contro il presidente Obama, che, anzi, giudica migliore del suo rivale, contro cui lancia a ripetizione l’accusa di essere troppo moderato, di non essere “un autentico conservatore”. Immediata, e facile, la replica di Romney: “Santorum preferisce un democratico a un repubblicano alla Casa Bianca”.

“Qui, in Louisiana – ha detto l’italo-americano, a urne chiuse -, Romney ha speso un sacco di soldi, ma gli elettori non si sono lasciati impressionare dalle sue menzogne e dalla sua campagna negativa e hanno votato per un vero conservatore”. E, su twitter, condivide coi suoi follower una preghiera per Dick Cheney, l’ex vice-presidente di George W. Bush, cardiopatico, che ha appena subito un trapianto di cuore dopo diversi by-pass.

Ma i repubblicani moderati e gli osservatori indipendenti continuano a ritenere che il ‘Santo’, come lo chiamano i media Usa, con la sua campagna contro l’aborto, la contraccezione, le unioni omosessuali, sia troppo a destra per fare presa, nelle presidenziali, sui centristi. Una sua candidatura voterebbe, cioè, i repubblicani alla sconfitta il 6 novembre.

Dopo una settimana di pausa, la corsa alla nomination riprenderà il 3 aprile, nel Wisconsin, a Nord, e nel Maryland e nel distretto di Washington, sulla costa atlantica: tre terreni favorevoli, sulla carta, a Romney. Ma la conta dei delegati, che ne dà più di 560 al mormone contro circa 260 al cattolico, resterà ancora lontana da quota 1144.