La sindaca di Quarto d'Altino Silvia Conte

Il sito internet non è stato aggiornato ed è ancora tutto al maschile. Ma il dado è tratto e da oggi, 8 marzo 2012, Silvia Conte, la si dovrà chiamare solo sindaca – “non sindachessa, mi raccomando” – obbligatoriamente. Non solo e non tanto perché è il giorno della ‘Festa della donna’, ma perché così pretende un apposito decreto sindacale firmato di suo pugno per quanto riguarda Quarto d’Altino, piccolo comune in provincia di Venezia: “Dall’8 marzo 2012 in tutti gli atti del Comune viene adottato un uso della lingua italiana attento al rispetto delle differenze di genere e tale da rendere visibile la presenza di donne nelle istituzioni. Dovranno essere espresse al femminile le denominazioni degli incarichi e delle funzioni ricoperte da donne”.

In sostanza un piccolo cambiamento nell’uso del vocabolario scritto e parlato ogni qualvolta ci si dovrà rivolgere, declinandole opportunamente al femminile se del caso, ai rappresentanti o all’organigramma amministrativo quando quel determinato ruolo sia ricoperto da una donna. Quindi ecco la vice sindaca, l’assessora, la consigliera comunale, l’istruttrice amministrativa, direttiva, la vigilessa e via elencando. “All’inizio quando ci stavo pensando anche a me suonava diverso e un po’ male, sono onesta. Ma poi a forza di ripeterlo e di ripetermelo ci si fa l’abitudine, una bella abitudine”, spiega Silvia Conte, da maggio scorso prima sindaca (eletta con una lista civica di centrosinistra) nella storia di Quarto d’Altino.

L’idea le venne guardando storto i manifesti della sua campagna elettorale dove c’era scritto Conte “sindaco”. Dopo lungo rimuginare e sondati gli umori dei suoi, a partire da quelli della sua vice sindaca, a metà febbraio ha preso carta e penna e ha deciso che in quel lembo di provincia veneziana la pari dignità dei sessi dovesse riflettersi anche nei nomi delle cariche istituzionali perché, scrive, “fissandosi in certe forme, la lingua induce una certa visione del mondo e rafforza gli stereotipi”. “Per cui – spiega ancora – una bambina a forza di sentirsi sempre dire la parola sindaco al maschile, penserà che sia sempre un uomo a poterlo o doverlo fare, o che per un uomo sia comunque più facile. Una cosa che ovviamente potremmo estendere in altri mille contesti. Il mio vuol essere solo un piccolo contributo”.

Un provvedimento linguistico unico in tutta Italia “che però già altre colleghe mi hanno richiesto”, assicura la sindaca che di professione fa la ricercatrice in Economia del turismo. Le prime a incuriorisi, se non altro per vicinanza fisica, sono state le sue colleghe sindache dei comuni confinanti che, per i destini dell’urna elettorale, sono tutti governati da donne di centrosinistra o di liste civiche che vi si ispirano, pur essendo in due province che più leghiste non si può come Venezia e Treviso.

“A dispetto delle appartenenze politiche la cosa è invece assolutamente trasversale: sarà una certa solidarietà femminile che si manifesta anche nelle istituzioni” ribatte la sindaca Conte, tessera del Pd in tasca alla sua prima vera esperienza politica. Da qui l’interesse a entrare in possesso dei documenti normativi alla base della sua decisione manifestato per esempio dalla Commissione per le Pari opportunità della provincia di Venezia, presieduta dalla leghista Francesca Zaccariotto nonché anch’essa sindaca di San Donà di Piave. Documenti che la giovane sindaca tiene a sottolineare, anche per sfatare la sensazione che la vicenda possa assumere un carattere di estemporaneità da ricorrenza.

“Il primo paletto fu piantato addirittura nel 1987 con le “Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua” della linguista Alma Sabatini rivolte alla Commissione per la parità uomo donna. Poi nel 2007 è intervenuto anche il Senato con una mozione: essendo il linguaggio codificato ogni cambiamento orientato al genere va promosso con appositi atti. Un tema che evidentemente non sentivo solo io, ho solo trovato il modo di poterlo attuare nel mio paese”.

E così a Quarto d’Altino, 8300 abitanti, ammettono che in municipio ci vorrà un po’ di tempo prima di abituarsi del tutto, ma Silvia Conte non dispera: “Forse con ingenuità ma con molto entusiasmo da sindaca alle prime armi, sono riuscita a convincere una multinazionale svedese a non andarsene e il commissario dell’alta velocità litoranea a rivedere le sue posizioni imparando che bisogna sempre dare tempo al tempo“.

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