Se per gli indios venezuelani si chiamano “morochos”, presso gli abitanti delle Filippine sono noti come “kambal”. Ma indipendentemente dalle diverse latitudini e dal relativo esotismo degli appellativi, in ogni angolo della terra le sorti dei gemelli, mono o dizigoti che siano, appaiono accomunate dalla più stridente ambiguità, ovvero da uno strano alternarsi di fascino e ripugnanza, felicità e disperazione, reverenza e abuso, incursioni nel kitsch ma anche vere e proprie tragiche ignominie.

A condurci attraverso una vasta ed avvincente esplorazione dell’universo gemellare, il bel saggio di Alessandra Piontelli, (Gemelli nel mondo. Leggende e realtà, Raffaello Cortina Editore, 2012, pp. 369, 26 euro) che abbina all’approccio etnopsichiatrico ed antropologico le competenze di ostetrica e studiosa della vita intrauterina, nonché, soprattutto, i ricordi personali e l’esperienza vissuta di medico itinerante tra le aree più remote e desolate dei cosiddetti paesi in via di sviluppo.

Se infatti l’incidenza statistica delle nascite gemellari si è oggi notevolmente incrementata a causa delle cure per la fertilità intraprese nell’occidente medicalizzato, è tuttavia nelle culture primitive che i fantasmi ancestrali evocati dai gemelli appaiono in tutta la loro macroscopica evidenza. In primis la singolare intensità del legame emotivo che unisce le due creature e, di riflesso, l’idea di sessualità immediatamente evocata dalla retorica romantica dell’ “anima gemella”: non a caso, certe etnie di Giava e Bali ritengono di dover addirittura condannare a morte i gemelli, sospettati di infrangere già nell’utero il tabù dell’incesto, mentre, al contrario, presso i Dogon e alcune tribù di zingari vengono perfino incoraggiate le unioni incestuose tra gemelli, ritenendo che esse simboleggino il prototipo della simbiosi ideale.

Da un lato, inoltre, proliferano lo sfruttamento pornografico e i sordidi traffici pedofili che, attraverso le pratiche del turismo sessuale, identificano nei gemelli una merce privilegiata, mentre dall’altro persistono antichissime tradizioni esoteriche, come quella vudù, che attribuiscono ai due bambini poteri sovrannaturali, sia profetici sia propiziatori, nonché benefici effetti sulla fertilità delle donne senza figli.

Di qui la spettacolarizzazione folkloristica, i culti personalistici, le cerimonie religiose e, in totale controtendenza rispetto alla pratica occidentale della de-twinizzazione, che tende a favorire l’autonomia individuale di ogni singolo gemello, la spiccata volontà di accentuare platealmente, quasi trasformandolo in un fenomeno da baraccone, il legame esclusivo tra i due consanguinei, talvolta costretti a muoversi sempre insieme tenendo costantemente in mano il medesimo oggetto, come i due gemelli che appaiono sulle banconote del Togo e del Benin sotto forma di statuette di legno legate da una catena.

Ma oltre allo stato di profonda deprivazione emotiva manifestato dal gemello superstite in caso di morte del proprio fratello o sorella, sui gemelli incombono spesso minacce tali da pregiudicare la loro stessa sopravvivenza. Le sembianze spesso poco piacevoli dei neonati gemellari, che inducono a scorgere in essi le tracce di spiriti maligni, ma soprattutto lo stato di povertà estrema, a causa del quale la mortalità infantile è così frequente da far sì che i genitori addirittura rinuncino ad imporre il nome ai propri figli fino a quando essi non abbiano compiuto almeno un anno, provocano spesso l’uccisione programmatica di almeno uno dei due bimbi, quasi sempre quello di sesso femminile o comunque il più gracile.

E l’iter particolarmente impegnativo, se non talora fisicamente sfiancante, delle gravidanze gemellari (in cui risultano peraltro triplicati i casi di depressione post-partum) contribuisce, insieme alle miserrime condizioni di vita, ad inibire le normali dinamiche di attaccamento tra madre e bambino accentuando oltre misura quelle ombre ed ambiguità già naturalmente insite nell’amore materno, e tali da fare in modo che in alcune parti del mondo la frase: “Che tu possa diventare madre di gemelli” suoni al contempo come augurio e come maledizione.

Alessandra Piontelli,
Gemelli nel mondo. Leggende e realtà
Raffaello Cortina Editore
2012, pp. 369, 26 euro