L’Italia è tornata – lo ha scritto pure il Financial Times la settimana scorsa – soprattutto grazie a Mario Monti, ‘il leader europeo più interessante’ (il tono può sembrare un po’ paternalistico). La Nacion, il corrispettivo argentino del Corriere della Sera, fa notare che un anno fa, di questi tempi, il dibattito della società civile italiana verteva quasi esclusivamente sulle virtù violate di Ruby Rubacuori. Un anno dopo, infiammarsi al bar per argomenti come lavoro e (dis)occupazione, corporativismi e liberalizzazioni, crescita e decrescita non pare quasi vero. Il discorso civile è tornato ad essere quello di un paese normale. Comunque si giudichi la manovra dell’esecutivo, è stato un piccolo successo. Scrive il Guardian, riprendendo El Pais, che Monti non vuole essere passare nei libri di storia come il ‘pompiere che ha spento il fuoco, ma come il leader che ha restituito agli italiani l’orgoglio di essere italiani’. L’italiano all’estero, almeno lui, per ora ringrazia.
Commento di Lillo Montalto Monella

Il ritorno dell’Italia
Monti vara misure per sbloccare il paese e recuperare influenza nell’Unione Europea.

Testata: El Pais
Data di pubblicazione: 30 gennaio 2012
Traduzione di Michela e Teresa per italiadallestero.info

Rafforzato da una fama di riformista e liberalizzatore conquistata quando rivestiva il ruolo di potente commissario europeo per la concorrenza, l’attuale Presidente del Consiglio italiano Mario Monti può riuscire in qualcosa che nessuno dei suoi predecessori, di destra o di sinistra, ha mai ottenuto: sbloccare l’Italia. Benché quello che è successo con il naufragio della nave da crociera Costa Concordia abbia messo in luce il lato oscuro di un’Italia che Monti vuole cambiare.

Non si tratta solo di far quadrare i conti pubblici tramite tagli, aumenti delle tasse o riforme delle pensioni. Le sue proposte in proposito sono già state approvate dal Parlamento. Adesso Monti si propone di farla finita con i privilegi e i corporativismi di tanti settori dell’economia e della società italiana, introducendo un maggiore grado di concorrenza: orari di apertura degli esercizi commerciali, liberalizzazione delle tariffe di avvocati, architetti e notai, ampliamento delle licenze delle farmacie, eccetera. Con questo obiettivo, che dovrà essere seguito da una riforma della pubblica amministrazione, si propone di dinamizzare l’economia italiana ormai fossilizzata.

Non gli sarà facile. Stanno esplodendo scioperi e manifestazioni per evitare che si tocchino gli interessi di parte. Quello dei camionisti, che protestano per l’aumento del prezzo della benzina e per la concorrenza sleale degli autisti dell’Est; quello dei tassisti, che non vogliono che si moltiplichi il numero delle licenze; o quello del settore ferroviario che Monti vuole liberalizzare: gli scioperi cominciano a farsi sentire sulla vita quotidiana degli italiani. Questi ultimi, tuttavia, sembrano appoggiare ampiamente l’impulso riformista di ciò che si era presentato come un governo “tecnocrate”, benchè con una data di scadenza: la primavera del 2013.

Monti ha ricevuto l’appoggio esplicito della Merkel e di Sarkozy, consapevoli che – molto più che in Grecia – il futuro dell’Euro si gioca in Italia, la terza economia dell’eurozona. Resta da vedere se si sia creato un triumvirato tra i governi dei tre paesi fondatori dell’UE. Se fosse così, entrare in questo direttorio sarà una sfida per la Spagna e Rajoy.

In ogni caso, con Mario Monti, che viene ascoltato con attenzione, e con l’altro Mario, Draghi, Presidente della BCE, l’Italia è tornata in Europa. Ma se Monti oggi ricopra la carica di Presidente del Consiglio è anche grazie al fatto che la cancelliera tedesca prese il polso ad un ineffabile Berlusconi che prometteva sempre riforme e poi non faceva nulla, salvo mettere il pericolo la validità dell’Euro.

(Foto: LaPresse)