Si parla molto di dare una opportunità ai giovani e il tutto si risolve nella proposta di abolire l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Avanzo due proposte alternative e concrete:

1. Istituire in Italia un reddito sociale per i disoccupati finanziato con una tassa sui grandi patrimoni. Facendo pagare una piccola tassa dell’1% sui patrimoni che eccedono gli 800 mila euro (solo sulla parte che eccede ovviamente), e aumentandola proporzionalmente fino al 2% per i patrimoni sopra i 10 milioni di euro, si ricaverebbero 20 miliardi di euro, del tutto sufficienti a garantire il reddito sociale ad oltre due milioni di disoccupati.

2. Dar vita a un piano per il lavoro centrato sul riassetto idrogeologico del territorio e sulla riconversione energetica di tutti gli edifici pubblici (coibentazione e pannelli solari sul tetto). Le risorse possono essere recuperate attraverso l’abolizione delle opere inutili e dannose: non acquistare i 130 cacciabombardieri, chiudere definitivamente ogni spesa sul Ponte sullo stretto, chiudere i lavori sulla Tav in Val di Susa, facendo normalmente circolare i treni ad alta velocità sulla linea attuale, senza farne una nuova. Si renderebbero disponibili diversi miliardi di euro che sommati ai fondi europei per le aree svantaggiate permetterebbero di mettere al lavoro almeno 500 mila persone.

Ovviamente queste due misure, oltre ad essere rilevanti sul piano della giustizia sociale, aumenterebbero i consumi popolari, dando un contributo fondamentale ad un positivo rilancio dell’economia di almeno un punto di Pil.

Questo è un modo concreto per affrontare il problema dei giovani opposto a quello del governo, che invece vuole togliere l’articolo 18 per i nuovi assunti, cioè garantire per legge la libertà di licenziamento per i nuovi assunti, giovani o meno giovani che siano. Faccio anche notare che togliere l’articolo 18 ai nuovi assunti non aumenta i posti di lavoro per il semplice motivo che il numero di occupati non dipende dalla possibilità di licenziare la gente ma dalla possibilità di farli lavorare. Il problema è quindi sostenere i consumi e gli investimenti – come avviene con la proposta che avanzo – altrimenti i posti di lavoro non crescono.

Mi pare evidente che il governo non voglia aumentare i posti di lavoro, ma a ridurre i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Questo non è un governo tecnico, ma il governo dei poteri forti, contro i lavoratori: giovani, di mezza età, anziani.