di Sonia Alfano | 28 gennaio 2012
Cip 6: vent’anni di soldi pubblici “in fumo”
Il ragionamento è semplice: come può essere incentivato con finanziamenti pubblici un tipo di impianto che, secondo la direttiva “rifiuti”, dovrebbe essere l’estrema ratio, l’opzione residuale e ultima del ciclo dei rifiuti negli Stati membri? Siamo in tanti, tra cittadini, associazioni e comitati, a domandarcelo. Per questo ho già più volte interrogato la Commissione Europea per metterla di fronte alle diverse e significative contraddizioni di tale vicenda. Basti pensare che nel gennaio 2007, nella lettera di chiusura della procedura di infrazione, la Commissione segnalava all’Italia che il suo progetto di aiuti di Stato per l’incenerimento di rifiuti non biodegradabili doveva essere compatibile con la normativa comunitaria. Eppure lo scorso settembre, in risposta ad una mia interrogazione, la stessa Commissione ha affermato di non aver ricevuto alcuna notifica (obbligatoria!) di tale progetto da parte dell’Italia. E ha aperto una procedura di indagine. Insomma, tra l’Italia “menefreghista” e la Commissione “smemorata”, tutto è immobile. O meglio, lo era. Proprio pochi giorni fa ho depositato un’altra interrogazione, la terza, per “ricordare” alla Commissione che stiamo aspettando i risultati delle sue indagini…




