Speranze non ce ne sono più. Qualche ora di tempo ancora per dare la priorità ai soccorritori, poi l’Unita di crisi inizierà a pensare esclusivamente a quell’impresa, difficile e piena di ostacoli sommersi che nessuno conosce, che è la bonifica della nave. La rimozione delle 2400 tonnellate di gasolio, le 50 di olio motore, le acque reflue. Con un ulteriore punto interrogativo che si chiama maestrale: da domani pomeriggio, all’isola del Giglio, è prevista burrasca, onde alte fino a due metri, che aumenteranno col trascorrere delle ore fino a raggiungere il picco domenica. E in questo lungo weekend saranno fermi i sub, ma anche le aziende che devono provare a rimuovere il gasolio. Il pontone, la gru che deve accostarsi alla nave, può lavorare solo in condizioni di mare assolutamente calmo, altrimenti non può lasciare gli ormeggi.

Il comandante è a casa, mia figlia non tornerà più”. Oggi, mentre il comandante Francesco Schettino ha continuato attraverso i suoi legali a sostenere la sua tesi smentita dai fatti (dice di aver portato lui la nave a riva, in realtà la timoneria è ancora orientata verso destra, direzione mare aperto, segno che la virata verso il porto del Giglio è stata provocata dall’acqua imbarcata) sull’isola, è stato il giorno dei parenti. Prima di interrompere le ricerche dei superstiti hanno portato i familiari sul luogo della tragedia. Il padre di una barista della Costa data per dispersa, è arrivato e tornato a casa. Con tono pacato si è limitato a dire: “Il signor Schettino è a casa con la sua famiglia, mia figlia non tornerà più. L’aspetterò, anche morta, ma l’aspetterò”.

Gli altri parenti dei dispersi sono stati scortati tutto il giorno, assistiti da psicologi che hanno cercato di far capire loro quello che è stato fatto e quello che probabilmente non potrà essere più fatto: cercare di salvarli. “Non possiamo dire che non ci sono speranze”, spiegano fonti autorevoli della Prefettura di Grosseto, “ma è evidente che anche noi lavoriamo con altri obiettivi. Abbiamo salvato tre persone, e in una condizione come questa non è stata impresa semplice. Oggi le speranze che avevamo tre giorni fa non ci sono più”.

Soccorsi interrotti. La Costa concordia ha subito una variazione di posizione di un metro. I sub, una volta verificate le oscillazioni continue, sono stati fatti rientrare, troppo pericoloso continuare a cercare in quell’inferno che è l’hotel che un tempo galleggiava. “Può diventare una trappola per i sommozzatori e gli speleologi, e questo non possiamo permettercelo”, dice Luca Cari, portavoce dei vigili del fuoco. “E’ probabile che domani mattina, forse anche stanotte, riprendano le ricerche. Ma servono ore per ispezionare ogni singola cabina e di notte i nostri sub non riescono a stare in acqua più di un’ora è un ricambio continuo di squadre e vuol dire quasi ripartire daccapo.

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La nave non è stabilizzata. Le correnti e, soprattutto il maestrale previsto domani, lasciano domande senza risposta. Sono previste onde alte fino a due metri e una corrente che potrebbe spostare ulteriormente quello che è il relitto. Che, secondo le carte marine, è adagiato su una secca a pochi metri, 9 per la precisione, a uno scivolo che porta la profondità dell’acqua a 50 metri. A quel punto sarebbe impossibile rimuovere il relitto. Ma non solo: a quella profondità anche la bonifica non sarebbe più quella che le ditte Smit e Neri hanno programmato fino a oggi. Non sarebbe la stessa, ma diventerebbe addirittura impossibile. “Già stiamo per iniziare un intervento che anche per noi è una sfida”, spiega Burt Huizing, comandante della squadra salvataggi della compagnia Smit. “Non abbiamo mai fatto un lavoro simile, su una nave di quelle dimensioni, a pieno carico, adagiata nella posizione in cui è ora”. Una sfida, appunto.

Le bugie di Schettino. Fonti del fattoquotidiano.it spiegano che la timoneria è ancora orientata verso destra, per dirla in termini semplici e non con linguaccio marittimo, verso il largo. La nave non è stata portata nella posizione in cui è adesso per volontà del comandante che, probabilmente già pensava a come mettersi in salvo, ma nella direzione impostata per evitare lo scoglio. Dopo l’impatto e nel momento in cui si è aperta la falla che ha riempito la sala macchine d’acqua, la nave è arrivata alla deriva per una pura casualità e un gioco di correnti. Il blackout, iniziato alle 21.40, non ha permesso più di azionare nessun comando.

La Costa piange, ma sapeva dell’inchino. La compagnia di navigazione sapeva benissimo della pratica dell’inchino. In passato, attraverso il sito Internet, si complimentavano con il loro “comandante più affidabile” per complimentarsi per le sue manovre di avvicinamento alle isole. Non potevano sapere, forse, che timonava la nave come si guida una Ferrari, a 15 miglia orarie e sotto costa, in area vietata anche ai gommoni, e il suo rendersi simpatico con gli isolani di tutto il mondo non dispiaceva affatto. Non è un caso che al Giglio, dove non difendono il comandante, ma neppure negano di essere stati lusingati dai saluti delle navi, in moltissimi sono andati in crociera sulla Concordia, la nave che faceva compagnia ogni tanto nelle lunghissime sere invernali.

Dispersi. Il numero continua a variare. L’elenco dei dispersi, già da sabato, ha subito oscillazioni tra 17 e 41. Oggi sono ufficialmente 21. Ma parlare di ufficialità è relativo. “Non sappiamo e non possiamo sapere”, spiegano i soccorritori, “se sulla nave c’erano lavoratori non registrati. A noi il numero interessa relativamente. Abbiamo avuto con quattro giorni di ritardo le planimetrie della Concordia, e questo è più grave. Il nostro lavoro è già molto difficoltoso, là dentro non si vede assolutamente niente. E’ come entrare in una stanza capovolta a luce spenta, perché l’acqua è torba”.