Un giorno d’estate di 11 anni fa, Sandra Bonsanti, all’epoca mio direttore, mi mandò a intervistare Francesco Rutelli a Capalbio. Rutelli, nonostante fosse bello e abbronzato, era già un candidato moribondo. Quando gli chiesi la differenza tra lui e Berlusconi mi spiegò che lui era a Capalbio, in vacanza in un hotel tre stelle, insieme alla famiglia, tutti in una camera. Berlusconi se la spassava tra villa Certosa, il Billionaire, Lele Mora e Costantino Vitagliano.

Bene pensai. Ha già perso, perché si chiama Rutelli, ma almeno sembra un candidato normale. Uno da cui puoi comprare un’auto usata, forse. Oggi apro il sito del Corriere della sera e scopro che Rutelli trascorre le vacanze alle Maldive, sempre con la stessa moglie, ma invece di un hotel a tre stelle alloggia in una villa di un resort da 5000 dollari a notte. Per fortuna non comprai quell’auto, penso.

Ma interessante è l’allegra combriccola che fa compagnia a Rutelli. Primo, in ordine di mia indignazione, Pierferdinando Casini. Da uno allevato a pane, Democrazia cristiana e Forlani, l’auto usata non l’avrei mai comprata. Ma resto comunque senza parole. Non si sono ancora ridotti lo stipendio di parlamentari – nonostante a casa Rutelli e Casini i soldi veri arrivino grazie a matrimoni di sostanza – e ci sbattono in faccia le Maldive. Torneranno abbronzati in gennaio per chiederci sacrifici. Se qualcuno vi manda a quel paese non prendetevela, può anche essere una reazione normale. Non dico le operaie della Omsa o i lavoratori della Malaguti, magari se vi incontro lo penso anche io. Non ve lo dirò perché sono educato, ma lo penserò un bel vaffa… Lo sto già meditando.

Per di più scordatevi di vendermi un’auto usata. Non mi fido di entrambi. Non mi fidavo quando eravate pallidi e affannati, figuriamoci oggi.

La combriccola è completata da Stefania Craxi e Renato Schifani. Sulla prima stendiamo un velo pietoso, ha già una grana enorme all’anagrafe. Schifani, seppure come cognome non sia il massimo, fa il presidente del Senato. Non mi pare abbia ambizioni da playboy: c’era bisogno di andare ad abbronzarsi a 5000 dollari a notte?

Questione di stile, non stiamo qui a fare i bacchettoni. Ma vedi, Casini, Rutelli o Schifani, se invece di andare per Capodanno nel resort fosse partiti a fine gennaio, nessuno se ne sarebbe accorto. La vostra presenza in parlamento non è che sia fondamentale, diciamocelo, siete in tanti là dentro, uno più uno meno, il governo avrebbe lavorato allo stesso modo. Avete sbagliato i tempi. Ora ve ne tornate tutti insieme, allegri e abbronzati, pronti per pronunciare la parola magica, sacrifici. Bene, ci sto. Ma fateci un favore. Andate a chiederli porta a porta i sacrifici. Magari a chi ha perso da poco il lavoro. Vediamo, come direbbe Jannacci, l’effetto che fa.

Un consiglio: l’abbronzatura passa in pochi giorni, non aspettate molto. Altra cosa: so che non avete auto usate da vendere e, comunque, ci penserebbe Giovanni Malagò che è del settore e adora i tipi da spiaggia, ma provate a proporre se la vogliono. Magari qualcuno ci casca ancora. Io no.