Monti manderà un commissario alla Rai o farà approvare una nuova legge con la nomina di un amministratore delegato? Attorno a questo falso dilemma si è scatenato il referendum, ma la domanda da porre allo stesso Monti è un’altra: “Quale mandato avrà questo plenipotenziarione e chi lo nominerà?”

Sarà indicato, ancora una volta dai partiti o dal governo, o sarà indicato dal presidente della Repubblica? Perché non prevedere, come recita una proposta di legge presentata da Roberto Zaccaria, che siano gli abbonati stessi a scegliere il consiglio di amministrazione oppure i garanti incaricati di individuare l’amministratore delegato?

E ancora, quale mandato sarà dato a costoro? Dovranno recuperare la funzione di servizio pubblico o semplicemente svendere ai privati un bene comune?
Tornerà la Rai a conquistare la perduta autonomia editoriale e industriale o resterà parte del polo Raiset?
Saranno riaperte le porte agli autori già espulsi a cominciare da Santoro, Travaglio, Guzzanti, Dandini, Saviano, oppure neppure la Rai di Monti potrà sopportare libertà e creatività?
I temi e i soggetti sociali espulsi dai palinsesti avranno diritto di cittadinanza?
Quelli che hanno vinto le cause in tribunale torneranno al loro posto?
Chi ha cancellato i fatti e ha svenduto l’autonomia dell’azienda potrà essere finalmente costretto a stare fermo un giro?
Che fine faranno gli impianti di trasmissione pubblici?
Queste e altre sono le domande da porre a Monti, prima ancora di discettare sul commissario o sull’amministratore unico.
Ci dica prima cosa dovrà fare e poi chi dovrá farlo.

Per il momento sappiamo solo che su tavolo del governo ci sarebbe il dossier Rai; sarà il caso che questa discussione esca il prima possibile dalle segrete stanze e sia sottoposta ad un confronto pubblico, trasparente, nelle sedi opportune.
Nel frattempo restiamo sempre in attesa che il ministro Passera sospenda l’assegnazione gratuita delle frequenze e indichi l’asta onerosa.
Sarà forse il caso di chiudere un dossier alla volta e di dimostrare che questo governo non si fermerà di fronte al santuario del conflitto di interessi.

Per ora, almeno su questo tema, il giudizio deve restare sospeso.