Pochi conoscono Pasquale Cavaliere. Meno ancora hanno avuto la fortuna di conoscerlo di persona. Io sono uno di quelli. Pasquale Cavaliere era un politico. Io odio i politici, di qualsiasi bandiera. Ma Pasquale era un politico molto particolare. Pasquale aveva un altissimo senso della giustizia, amava l’ambiente e reputava che fare il politico significasse essere al servizio della gente. Una vera bestemmia, per chi conosce i politici.

Nacque politicamente in Democrazia Proletaria, poi, stante il suo amore per l’ambiente, partecipò alla nascita di quei Verdi Arcobaleno, che avrebbero dovuto essere la sinistra dei Verdi nostrani. Fu consigliere regionale dei Verdi ala Regione Piemonte, e lì condusse le sue personali battaglie contro gli sprechi della politica e contro la politica del malaffare.

Si fece carico dei problemi derivanti dalla chiusura dell’IPCA di Cirié, dove abitava, una delle tante fabbriche che, oltre a produrre chimica, produceva cancro. IPCA, Acna, Eternit: di quante morti è costellata la via dello “sviluppo”… Pasquale era un punto di riferimento costante per noi ambientalisti, e, anche se oberato di impegni, vedeva sempre di rendersi disponibile per abbracciare le nostre – che poi erano anche le sue – cause.

Pasquale morì nel 1999, pare, suicida, in Argentina, dove aveva riportato il figlio, che viveva con la sua compagna.  Morì impiccato, come già prima di lui, Alexander Langer. Ma in tanti dubitano che davvero fu lui a togliersi la vita, visti i punti oscuri della vicenda ed i tanti nemici che si era fatto.

Mi è venuta voglia di scrivere questo minimo ricordo di lui, mentre leggo l’ultimo libro di Ivan Cicconi, Il libro nero dell’alta velocità, dove si parla anche e soprattutto  dello squallore dei politici italiani. E mi è venuto da pensare a come diversa sarebbe la nostra realtà se a governare ci fossero persone che davvero vogliono il bene comune.
Pasquale mi manca. Tanto.