Il tenero Silvio dice che Mario Monti gli ha copiato l’ottimismo. E perché non la giacca, il pennarello o il microfono? Lo dice da una sua malinconica e misteriosa lontananza post natalizia, in un messaggio registrato per i suoi mormoranti adepti in piena crisi d’astinenza, ma senza neanche il tripudio delle immagini, di cui un tempo era il titolare regnante, solo in versione audio, come nell’antica Radio Londra, quella vera, quella che frusciava dall’esilio, magra anche nell’eloquio. È il lamento del narcisista accantonato. Del prepotente messo in castigo dagli adulti e dalla signora Merkel.

Dell’eterno adolescente oggi frustrato perché un tempo spadroneggiava con la sua banda di strada sempre recitando lo stesso copione di imminenti opere pubbliche, future riforme, improrogabili tagli fiscali, urgenti liberalizzazioni, bastandogli affacciarsi dentro tutti gli schermi della Nazione per intravedere il traffico da shopping, le discoteche e i ristoranti pieni. L’ipnosi collettiva lo teneva in salvo. Mentre ora, questo collettivo risveglio, lo archivia in un tempo remoto. Dire: mi ha copiato l’ottimismo, è molto di più di una fesseria. È l’inizio di un capriccio. Oppure la fine.

Il Fatto Quotidiano, 31 dicembre 2011