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Michele Carugi
Ingegnere

Questo non è un Paese per vecchi

Mi chiedo cosa direbbe mio padre oggi se fosse vivo; come commenterebbe la situazione che stiamo vivendo e il passaggio che stiamo facendo, un po’ controvoglia, verso una società nella quale gli anziani sono diventati rapidamente una zavorra da scrollarsi di dosso il più rapidamente possibile, un ostacolo alla legittima aspirazione di crescita della nazione; un mondo dove agli occhi del mondo produttivo si invecchia sempre più presto e si viene accantonati e a quelli dello Stato, che detiene saldamente i nostri risparmi per la vecchiaia, si invecchia sempre più tardi e si dovrebbe lavorare fino a 70 anni, sempre che il lavoro ci fosse.

Mio padre lavorò fino ai suoi 60 anni, quando l’azienda per cui lavorava gli chiese di fare posto ad altri più giovani, mentre suo padre (e mio nonno) aveva lavorato fino ai 62 perché allora il problema di fare posto ai giovani non c’era.  Da quando andò in pensione la stessa gli fu pagata con i miei contributi di lavoratore attivo, anzi per un certo periodo i miei contributi servirono a pagare anche quella del nonno, ma non trovavo che questo fosse disdicevole; per me, e per i miei coetanei di allora e di ora, era abbastanza normale, provenendo da una società nella quale gli anziani godevano di un rispetto quasi atavico, che i giovani provvedessero agli anziani in qualche misura e di questo mio padre aveva testimoniato l’esempio con la sua assoluta dedizione ai genitori anziani.

Io non ho avuto la possibilità di sperimentarmi in questo perché mio padre è morto presto, dando un bel contributo al nostro sistema previdenziale in termini di poca pensione ricevuta con tanti anni di lavoro; francamente avrei preferito continuare a sostenere il fardello della sua pensione e di quella di tutti gli altri anziani di allora, ma questa è la vita.

Credo proprio che non capirebbe bene quello che succede, perché faccio fatica a capirlo io che sono cresciuto dopo e dovrei essere più inserito in questa società che invece non sento più mia. Credo che scuoterebbe la testa vedendo che si chiede alle persone, in prospettiva, di lavorare 45 anni per passarne una decina in pensione , sempre che non muoiano presto come è successo a lui. E so che mi domanderebbe: ma questo si fa perché non ci sono i soldi per le pensioni? E quando gli rispondessi che no, l’Inps non ha debiti per la previdenza, penso proprio che mi guarderebbe incredulo. E penso a se dovessi spiegarlo al nonno; sono sicuro che, come faceva sempre di fronte a un comportamento assurdo scuoterebbe la testa e direbbe:Mah, sono grulli?

E chissà cosa direbbe mio nonno, a cui sequestravano l’Unità all’ingresso della fabbrica, vedendo che alcuni degli eredi di chi ci scriveva si sono muniti di ventose per arrampicarsi meglio sui vetri della giustificazione a una manovra inguardabile.

E cosa direbbe dei debiti dello Stato lui, che diceva sempre che si deve spendere solo quello che si ha, vedendo che qualcuno ha speso tanto, molto di più di quello che aveva; anzi, molto più di quello che gli era stato dato da amministrare (soldi non suoi, forse per questo li ha spesi più facilmente). Forse mio padre e mio nonno direbbero che è chi ha fatto i debiti che dovrebbe colmarli, non chi non ne ha fatti e che sarebbe l’ora che chi non ha mai partecipato a tenere in piedi l’erario cominciasse a farlo; insomma, non i lavoratori dipendenti.

Ma ora dovremmo essere in buone mani; quelle di professori universitari, alcuni già in pensione; loro sanno quello che si deve fare: hanno una loro visione dello Stato, non chiedono consigli, sanno e decidono cosa è meglio per tutti; non parlano con i cittadini, però parlano ai cittadini e ci dicono che le cose andranno meglio facendo quello che pensano loro senza deviazioni; il parlamento ratifica le loro decisioni.

Ecco, quest’ultima è la parte che mio padre e mio nonno capirebbero di meno, dato che per loro era stata una conquista che la visione dello Stato fosse la somma delle visioni dei singoli, che nessuno potesse decidere per tutti, che non si parla più ai cittadini ma si discute con i loro rappresentanti, che il Parlamento decidesse e non ratificasse.  No, non si troverebbero bene mio padre e mio nonno in questa società; le loro idee sarebbero troppo vecchie, come del resto mi sembrano anche le mie. E questo non è un Paese per vecchi.


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