Buona notizia: il ministro Passera ha finalmente sciolto la riserva, il beauty contest sarà sostituito da un’asta pubblica. È finito il periodo dei regali anche se non è chiaro che fine faranno le frequenze: rimarranno televisive o diventeranno telefoniche? A questo punto il ministero dello Sviluppo economico dovrà rapidamente decidere (sono anni che l’Europa ce lo chiede) una nuova legge al posto della Gasparri che regolamenti democraticamente il mercato radiotelevisivo.

Prendendo al volo il suggerimento del consigliere Rai Verro che ha proposto il concorso per individuare, finito l’interim di Maccari, un direttore qualificato per il Tg 1, il prossimo cda Rai, che scadrà a marzo, potrebbe venire nominato tenendo conto del curriculum di ogni candidato con alla base la seguente regola: un amministratore della tv che rappresenta il servizio pubblico non può aver svolto attività di partito.

Queste due novità rivoluzionerebbero la televisione italiana. Vidierre, la prima società italiana nel monitoraggio dei media, ha analizzato negli ultimi tre anni quanto i sette tg delle tv generaliste hanno trattato l’argomento criminalità organizzata. La mafia è stata citata 925 volte nel 2009, 985 nel 2010 e solo 523 nel 2011; la ‘ ndrangheta 250 nel 2009, 636 nel 2010 (l’anno della strage di Rosarno), 262 nel 2011; la camorra dalle 456 citazioni del 2009 è passata alle 375 del 2011.
Il dato è allarmante tenendo conto che il loro giro di affari annuale ammonta a 250 miliardi di euro e che da quando Roberto Saviano ha raccontato a Vieni via con me della presenza della ‘ ndrangheta al Nord e in particolare in Lombardia (che tanto scalpore suscitò in casa leghista), si sta passando da un arresto all’altro, sino ad arrivare alla sentenza del maxi-processo milanese “Cupola del Nord” conclusosi con 110 condanne.

In Rai sono rare le inchieste sulla mafia, l’ultima che ricordo fu quella di Bianchi e Nerazzini “Mafia bianca” per Annozero. Ultimamente ho visto con piacere che il duo Maggioni-Gaeta sta producendo per Speciale Tg1 trasmissioni molto interessanti, come quella di domenica scorsa, dedicate alle morti sul lavoro, realizzata con l’associazione Articolo 21 (ospite in studio il suo portavoce Beppe Giulietti), che da anni si batte perché venga rispettata la sicurezza sul lavoro e l’eliminazione dei termini: “morti bianche” e “tragica fatalità”. Quelle morti non sono né candide né innocenti. E troppo spesso vengono dimenticate dai tg.

Il Fatto Quotidiano, 21 Dicembre 2011