Ognuno ha gli eroi che si merita. C’è chi ama Tex Willer, chi sogna Batman, chi tiene attaccato in camera il poster dell’Uomo Ragno. E poi c’è chi, come Maurizio Belpietro, s’accora per Berlusconi, non s’arrende alle sconfitte del proprio paladino e lo invoca: «Silvio, ferma la rapina». Titola oggi Libero in prima.

Lo chiama, il direttore, con un grido a caratteri cubitali, rivolgendogli la stessa struggente preghiera della giovane fanciulla aggredita nelle notturne strade newyorkesi: «Superman, corri!». Ma l’eroe non arriva. Non plana dai tetti di Arcore con brillante sorriso, non mostra muscoli guizzanti sotto maglie attillate. La kryptonite delle brutte figure europee è stata una dura botta per lui, ancora frastornato.

Maurizio, però, non cede mica. Preferisce insistere e scrivere una lettera aperta il cui linguaggio e tono svela l’identità di tanto giornalismo nostrano. Non si rivolge al pubblico dei lettori, ma a quello sempre adulato dei protettori, dei referenti politici. Li loda, li sbroda. Si comporta, per usare la metafora anglosassone, come un cane da guardia che interpreta al contrario il proprio ruolo: non difende il cittadino.  Difende la casa della politica, il palazzo. Mostra fedeltà, anche nei momenti più bui.

Belpietro infatti esordisce nell’editoriale-lettera come se entrasse in punta di piedi nella villa del sire, chiedendo permesso: «Caro presidente Berlusconi, mi scusi se la disturbo con una lettera aperta. So che da quando se ne è andato da Palazzo Chigi – continua per mostrare una certa prossimità all’eroe e dimostrare di conoscerne i più intimi sussulti dell’animo – lei vorrebbe essere lasciato in pace. Dopo quello che visto negli ultimi tre anni è difficile darle torto: gli agguati subiti e gli insulti ricevuti avrebbero fatto uscire di testa chiunque. Lei, al contrario- ecco, arriva la lode- la testa l’ha conservata ben salda sulle spalle».

È una notizia? È un’analisi della realtà sociale e politica del paese? Sembra il testo di un fumetto, nel momento in cui all’eroe imbattibile è tolta la maschera, il giornalista curioso lo fotografa a volto semi scoperto mentre fallisce un colpo, indebolito, la popolazione si scandalizza: Spider Man ci ha abbandonato!

Peccato che l’Uomo Ragno già da tempo aveva dimostrato di non credere più nel motto dello zio: a un grande potere corrisponde una grande responsabilità. Solo Belpietro e i suoi quattro amici al bar sono rimasti a incitare il proprio paladino, a cercare di scuoterlo. Mostrando tutta la debolezza del giornalismo italiano.