“Ma insomma che cosa vuoi? Dillo che cosa vuoi”. Il tono è esasperato, di dispetto. Solo che il destinatario non è un bimbo in pianto davanti a una vetrina natalizia, ma una consigliera di zona milanese che porta avanti cocciutamente le sue battaglie ambientaliste. Convinta che abbiano dieci volte più cittadinanza nella Milano di Pisapia, dove i mezzi pubblici rispettano finalmente gli orari e sulla circonvallazione interna sono arrivate le piste ciclabili.

Lei si chiama Mariolina De Luca, è laureata in legge, porta i suoi più che cinquanta con piglio sbarazzino e fa politica nella zona 3, l’enorme spicchio di città che da corso Buenos Aires porta fino a Lambrate e all’Ortica. Una brulicante fetta urbana con tradizionali problemi di sicurezza ma anche e sempre più di ambiente. Congestione del traffico, quartieri interi in rifacimento, pendolarismo e parcheggi. Tanti parcheggi. Sotterranei, mastodontici. A Milano non ci sono andati per il sottile, pure alla Darsena dei Navigli e a Sant’Ambrogio se li sono inventati. Molti restano aperti anni dopo lo sventramento, quasi a indicare la ferita a chi voglia pensare ad altro.

Mariolina De Luca è una consigliera storica della zona 3. Questo è il terzo mandato. Il suo esercito elettorale è composto in gran parte da una combattiva mamma siciliana che recapita ovunque i suoi volantini tessendo le lodi della figlia al vicinato. Chi scrive conosce bene la figlia da quasi vent’anni e può garantire che verdi come lei in Italia ne bazzicano pochi. Romanticamente attaccata a quel sole che ride che tanti “verdi” hanno offeso e sbrindellato. “Vale non per quel che prende alle elezioni ma per quel che simboleggia”, ripete.

Politicamente una kamikaze, insomma. Ma utilissima a una città che voglia difendersi dall’edilizia abusiva, dalla scomparsa di piante e giardini, trent’anni in ginocchio davanti ai costruttori, i nuovi principi, altro che industria moda design finanza e professioni.

Mariolina di buone battaglie ne ha combattute tante. Basti ricordare quella contro l’imperialismo urbanistico della celebre clinica Santa Rita. O il presidio per difendere un parco giochi con le sue piante secolari in via Bazzini. “Tre giorni poi caricò la polizia. E la Moratti fece pure sapere di aver pianto vedendo la foto di una delle piante più belle di Milano rasa al suolo”. O la lotta contro il parcheggio sotterraneo aperto in via Ampére dal 2003, danni per milioni di euro alle case intorno. E piazza Novelli. E piazzale Lavater.

Cordiale e disponibile con i cittadini, ma cipigliosa se c’è da difendere l’interesse pubblico. Allora sono mappe, cartine, documenti e delibere, sopralluoghi e ricognizioni. E poi denunce, interrogazioni, presìdi e volantinaggi. Tempo fa, mentre impazzava (come oggi) l’antipolitica, era venuta al sottoscritto l’idea di prendere Mariolina come esempio. Vedete che la politica non fa poi sempre così schifo? Vedete che ci sono persone che senza aspettarsi nulla difendono l’interesse collettivo? Non paghereste voi, come contribuenti, qualcuno che vi difenda nei vostri interessi primari? E sapete quante persone così ci sono in Italia? Ricredetevi sulla politica.

Santa ingenuità. Perché nel frattempo la ignara politica ha fatto il suo show in sincerità. È accaduto il miracolo di San Giuliano: in tutte le zone di Milano (come non succede neanche nelle città rosse) ha vinto il centrosinistra. E per gli incarichi San Giuliano ha raccomandato tre regole: competenza, continuità, genere. Con la consigliera verde alla testa delle battaglie ambientaliste della zona est di Milano sono state capovolte tutte e tre. Ma quale commissione Ambiente? In altre zone, semmai. Nel gioco delle poltrone era forse scontato che la presidenza di quella commissione non fosse assegnata per meriti sul campo ma per forza di partito (Pd) a una persona che mai (ma non è una colpa) si era occupata di ambiente. Guai d’altronde a invocare i meriti sul campo, si rischia l’accusa ingenerosa: pensi di essere l’unica, Mariolina? E non sei un po ’ monotematica?

Ma anche la politica ha un pudore. Così, fatte le commissioni, si sono inventati un “gruppo”, o un ufficio di cui darle il coordinamento. Senza poteri. Perché la consigliera sta continuando a dar prova di tignosità. “Quei parcheggi di via Bernini e di largo Rio de Janeiro sono stati costruiti presentando progetti differenti al Comune e ai vigili del fuoco. Se ne sta occupando la magistratura, qualcuno ha già patteggiato. Capito? I cittadini della zona subiscono disagi da due o tre anni grazie a un falso. Chi li ripagherà? Non dovrebbe essere tutto bloccato? Non abbiamo vinto anche in nome dell’ambiente e della trasparenza amministrativa?”.

Il muro di gomma è cresciuto subito. Ci sono di mezzo le coop. Poi ci fanno pagare i danni. Ma hanno ingannato loro, che danni ci possono fare pagare? Ti dico i danni, sono spese immense. E poi ormai lo hanno fatto. Ma è illegale, così certifichiamo che chi inganna il Comune passa dalla parte della ragione. Difficile discutere con i bambini che chiedono perché. Fino alla domanda indispettita: “Ma insomma, che cosa vuoi? Si può sapere che cosa hai in mente? Diccelo, una volta per tutte!”. In controluce una autentica filosofia di vita. Gli ideali politici e civili come strada per ottenere qualcosa. La coerenza e la combattività come armi di carriera. Scherzi del destino. Un’ambientalista inflessibile trattata dai compagni politici come Franco Evangelisti, il famoso braccio destro di Andreotti, era trattato dai costruttori romani: “A Fra’, che te serve?”.

Il Fatto Quotidiano, 13 dicembre 2011