Torna il disgelo, sempre che ci sia stato gelo, tra Curia e Comune di Bologna. Per il bene collettivo della città, il cardinale Carlo Caffarra e il sindaco Virginio Merola hanno inaugurato il presepe della Basilica di San Petronio, spostandolo per l’occorrenza all’interno di Palazzo d’Accursio. Bue, asinello, san Giuseppe, Madonna e bambin Gesù a grandezza quasi naturale, opera in terracotta policroma dello scultore Luigi Mattei.

Nessun riferimento alla polemica sulla Chiesa obbligata a pagare l’Ici, sul registro del testamento biologico, sulla Consulta per la Famiglia. Solo per quest’ultima, non più di quindici giorni fa, con l’arrivo di due associazioni gay e la fuga di tredici associazioni cattoliche, sembrava dovesse saltare la giunta.

Invece nulla. Merola si accoccola attorno alla mantella nera del rubizzo cardinale, raccoglie la personalissima benedizione per sé e famiglia datagli con trasporto e accompagna il porporato all’auto. Qualche battuta di Caffarra più glamour su Madre Teresa di Calcutta (“per ogni flash dei fotografi aveva fatto un patto con san Pietro: aprire le porte del paradiso ad un’anima del purgatorio”) e alla fede calcistica milanista (al consigliere tifoso Cevenini: “Per questa volta, dopo il 2 a 2 di domenica, vi perdono”), infine un po’ di divertita benedizione urbi et orbi tra l’ilarità di tutti i partiti presenti.

Il rapporto tra via Altabella e Palazzo d’Accursio non è mai stato così fraterno e disteso come in questi giorni. E non c’è nessun Cofferati a puntare i piedi davanti alla processione di San Petronio che tenga (l’anno successivo ecco “lo sceriffo” in prima fila a marciare di fianco al cardinale, ndr). “Qui è nato il compromesso storico ante litteram sul finire degli anni Sessanta”, sostiene lo storico e giornalista Antonio Ferri, “e ha due nomi: il cardinale Lercaro e il sindaco Guido Fanti. Fu proprio l’allora primo cittadino del Pci ad aprire alla Chiesa cattolica locale. Diede la cittadinanza onoraria al cardinale e lui ricambiò condannando i bombardamenti in Vietnam”.

“E’ un rapporto fecondo, sempre apprezzato da l’una e dall’altra parte”, prosegue Ferri, “e non dimentichiamo che questo patto ha portato la città allo sviluppo urbanistico ed economico che ha avuto almeno fino a vent’anni fa”.

Incomprensioni, difficoltà, rotture? “Mai successo. Qualche schermaglia, qualche frecciata dal pulpito, gli anatemi del cardinal Biffi,  che oltretutto ai bolognesi piaceva ascoltare, ma il dialogo tra Pci-Pds-Pd e la Curia locale non si è mai interrotto. Per poi arrivare all’apoteosi dell’Ulivo e alla costituente del Pd”.

Freddezza e tensione sembrano far parte del gioco. Da un lato questioni più materiali e per certi versi da gestione locale come obbligare la Chiesa a pagare l’Ici, dove il dialogo è più semplice; dall’altro ambiti che coinvolgono la Chiesa nel loro complesso, a livello teologico mondiale, dove il confronto sembra insormontabile: “A parte monsignor Vecchi, all’interno delle stanze di via Altabella c’è chi sostiene che sarebbe giusto far pagare una tassa sugli immobili di proprietà ecclesiastica. Mentre si può giungere a posizioni inconciliabili quando si parla di questioni etiche sulle coppie di fatto, sulla procreazione assistita, su leggi del fine vita”.

“Come Rete Laica depositammo sia 3000 firme affinché il Comune di Bologna approntasse un registro per i testamenti biologici, sia 300 testamenti firmati”, racconta Serafino D’Onofrio, ex consigliere comunale della lista  Di Pietro-Occhetto, “ma alla fine dopo tanti rinvii dell’amministrazione Delbono e Merola, arriviamo ad oggi dove si deve andare dal notaio a pagare per depositare il testamento, quando noi chiedevamo fosse il Comune a diventare gratuitamente notaio di questo atto. Qui a Bologna va così, ma basta andare a qualche chilometro in periferia, ad esempio a Casalecchio di Reno, e lì hanno fatto quello che abbiamo richiesto noi”.

Altro grande abbaglio rispetto a una probabile incomprensione tra Comune e Curia, la Consulta per la Famiglia con le tredici associazioni cattoliche che fuggono dopo l’accesso, con l’approvazione di giunta, di due associazioni gay: “L’ho vista da dentro la Consulta, è un organo senza nessun potere decisionale – dice D’Onofrio – per i cattolici è una questione di principio, hanno voluto marcare la loro intransigenza, ma è un’assemblea dove al massimo si esprime qualche opinione”.

“I cattolici rientreranno, figuriamoci – chiosa Ferri – chi è uscito ora deve prima di tutto obbedire teologicamente alla Chiesa.  Cosa volete che succeda? Rendiamoci conto che qui a Bologna si è sdoganata l’omosessualità e il Cassero tra l’80 e l’82 prese casa a Porta Saragozza, storica tappa dove si ferma più volte la Madonna di San Luca quando scende dal colle per sfilare in processione”.