Il Pdl è in maggioranza, ma l’organizzazione giovanile si colloca orgogliosamente all’opposizione. È una delle tante contraddizioni di un partito schiacciato tra l’incudine del governo e il martello della lotta, un atteggiamento bifronte che rischia di scavare una frattura sempre più marcata tra chi sostiene – magari a malincuore – l’esecutivo Monti e chi lo contrasta apertamente.

A dettare la linea dei giovani “ribelli” è Giorgia Meloni, leader indiscussa del movimento under 35 dai tempi di Alleanza Nazionale. Proprio l’ex ministro della Gioventù, ancor prima che Monti si insediasse a Palazzo Chigi, sparava ad alzo zero contro “i tentati dal ribaltone”, chiedendo al Pdl di non cedere “agli interessi di lobby e di palazzo”. Ma visto che alla fine Alfano ha ceduto, l’ex vicepresidente della Camera è dovuta rientrare nei ranghi per non dare l’immagine di un partito spaccato. A tenere alta la voce della contestazione però ci hanno pensato i “suoi” ragazzi, organizzando un giorno sì e l’altro pure una manifestazione, un sit-in, un volantinaggio per ribadire il loro no alla linea del partito.

Tre giorni fa, tanto per dire, i militanti di Officina Futura, un’associazione giovanile vicina all’ex sottosegretario Andrea Augello, hanno organizzato un blitz sotto il Ministero del Lavoro, attaccando le “lacrime di coccodrillo del ministro Fornero”. Ma è solo una delle tante proteste inscenate dai ragazzi della Giovane Italia in queste settimane.

La contestazione non investe solo la cosiddetta “base”, anche i dirigenti hanno iniziato ad alzare la voce. Ieri per esempio l’organizzazione giovanile del Veneto, con tutte le sezioni provinciali, si è smarcata ufficialmente dalla linea di Alfano, sostenendo, per bocca del presidente regionale Silvio Giovine, di avere “ben chiara la posizione nei confronti di questo governo: opposizione”. Le critiche non riguardano solo l’operato dell’esecutivo, definito a più riprese “illegittimo”, ma soprattutto il comportamento ambiguo del Pdl nazionale e di quei parlamentari che scelgono di “uscire sui giornali criticando la manovra per poi approvarla alla Camera e al Senato”. “È un atteggiamento poco coerente”. Al Nord poi le federazioni giovanili sono preoccupate per l’avanzata della Lega, che in Parlamento come nei territori, cavalca la tigre dello scontento.

Ma anche a Roma si stanno muovendo. Basta sentire cosa dice il presidente capitolino del movimento giovanile, Cesare Giardina. “Non ci servivano i professori della Bocconi per fare una manovra lacrime e sangue”, attacca. Nella finanziaria, spiega, non vengono toccate le superpensioni dei dirigenti pubblici, viene reintrodotto il fondo salva-banche, “un provvedimento paradossale che tutela chi questa crisi l’ha provocata”, e soprattutto vengono ripristinati Ici ed Ice, l’Istituto del commercio estero. “Dicono di voler tagliare gli enti pubblici e poi ne rimettono in piedi un altro che serve solo a far delocalizzare le imprese italiane, a danno dei lavoratori”. Tra le misure più contestate anche il taglio al gettone per i consiglieri municipali. “Se la prendono con chi guadagna 600 euro al mese, rischiando di distruggere la politica di prossimità. Con che faccia poi Catricalà a Ballarò ha detto che con questa legge ‘saranno distrutti i potentati locali della politica’”. Ma Catricalà è un uomo di Gianni Letta. “Vabbè, ma se dice str…ate…”.