Come l’immediata ondata di critiche al “governo dei banchieri” e il grido di dolore  per la “sospensione della democrazia” non tenevano conto di quello che esisteva prima (la cloaca berlusconiana) e dello stato di orrore e di impotenza in cui si era precipitati e da cui comunque si usciva – meglio la sospensione della democrazia che il suo irreversibile inabissamento! – così ora l’ondata di critiche per gli enormi buchi e le plateali contraddizioni del Piano Salvaitalia non tiene conto di un fatto che è sotto gli occhi di tutti e che è dirimente: il Piano deve essere approvato in Parlamento, quindi dai partiti, perciò anche da Berlusconi.

Certo, c’era una via alternativa, più ardita e più rischiosa: quella di continuare a ricattare Parlamento, partiti e Berlusconi, mettendoli ancora una volta di fronte a un bivio, mangiare questa minestra o far saltare tutto dalla finestra. Lo si era fatto con il solo Berlusconi, riuscendo effettivamente a disarcionarlo. Ora si poteva portare in Parlamento un Piano veramente Salvaitalia, che comprendesse una durissima lotta all’evasione, una severa legge tributaria, drastici tagli dei costi della partitocrazia (a cominciare dai “rimborsi” elettorali), un severo calmiere delle megaretribuzioni, delle megapensioni e dell’accumulo di retribuzioni-indennità-vitalizi, il recupero di 16 miliardi con la vendita della banda televisiva uhf che invece gli operatori televisivi acquisiranno gratis, un’adeguata imposta sulle attività finanziarie, il taglio delle spese militari, l’abolizione dei privilegi della Chiesa, a cominciare dall’Ici, ecc. ecc..

Ma questa via alternativa non era nemmeno presa in considerazione dai committenti del governo dei tecnici: l’Europa (anch’essa sull’orlo del baratro) e Napolitano (che non a caso ha aspettato che l’Italia in una qualche misura entrasse nel baratro per muoversi con la decisione e la sostanziale brutalità con cui si è mosso solo alla vigilia dell’inabissamento).

Per cui, stretto fra la necessità di farsi votare la manovra dal Parlamento, dai partiti e da Berlusconi, e le immediate esigenze della committenza, Monti ha fatto quello che poteva fare, sia nella fase di formazione del governo sia nella definizione del Piano Salvitalia. Perciò “la manovra è arrivata giusto in tempo per evitare la catastrofe” (Napolitano) ma niente lotta all’evasione, niente severa legge tributaria, niente drastici tagli dei costi della partitocrazia, niente calmiere delle megaretribuzioni, niente recupero di 16 miliardi con la vendita della banda televisiva uhf, niente imposta sulle attività finanziarie, niente taglio delle spese militari e meno che mai l’abolizione dei privilegi della Chiesa… Invece, come al solito, dàgli al pensionato e ai pensionandi. E’ l’antica legge della tassa sul macinato, bellezza! “Rischia di passare un messaggio devastante: i pensionati possono essere massacrati, chi non paga le tasse no” (Vincenzo Visco)…

Quindi, ce n’è per tutti: chi guarda il bicchiere mezzo pieno (la fine del berlusconismo, da non dimenticare!) e chi il bicchiere mezzo vuoto (le cose fatte male e le cose non fatte). Va bene indignarsi per il “governo dei banchieri”, anche se appare oggettivamente esagerato, improprio e ingeneroso liquidare per esempio l’episodio delle lacrime della Fornero sotto la categoria del “fotte e chiagne”, negandosi l’apprezzamento della sensibilità non solo umana rivelata nell’occasione da quella ministra tecnica, così come va bene godersi la rimozione del più indegno e dannoso presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni, anche se evidentemente occorre tenere le antenne dritte e vigilare.

Del resto, è sempre così: niente (di buono o di brutto) ci è dato o ci è tolto una volta per tutte. Diciamo che l’Europa, Napolitano e Monti ci consentono una ripartenza. Quale? E chi lo sa. Dipende da un gran bel concorso di fattori.

E’ la politica, bellezza.