Il sindaco di Napoli ed ex pm Luigi De Magistris

Le entrate a gamba tesa del procuratore aggiunto di Catanzaro, Salvatore Murone, sulle indagini condotte dal pm Luigi de Magistris iniziarono nel 2005 e avvenivano con questa tecnica: Murone apriva una serie di fascicoli a modello 45 (atti non costituenti notizia di reato) su vicende legate a “Poseidone”, in pratica dei veri e propri “duplicati” dell’inchiesta curata da de Magistris; di queste attività si trovava poi traccia in alcuni articoli di giornale che anticipavano le intenzioni di Murone; a nulla servivano le proteste del sostituto su queste diffuse fughe di notizie, formalizzate in relazioni di servizio al procuratore capo Mariano Lombardi. E gli ostacoli al lavoro dell’ex pm poi entrato in politica si rafforzarono dopo il 1 marzo 2006. Quel giorno venne iscritto nel registro degli indagati il segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa per una presunta truffa all’Unione Europea su un finanziamento di 5 miliardi di lire a una sua società, la Spb Optical Disk Srl, di cui era comproprietario con Giovanbattista Papello, consigliere di amministrazione dell’Anas fino al 2006 e Fabio Schettini, capo della segreteria di Franco Frattini (accusa dalla quale Cesa è stato prosciolto nel febbraio scorso, dopo lo stralcio della sua posizione).

E’ questa la sintesi del prosieguo della testimonianza di Luigi de Magistris durante il processo in corso a Salerno, che vede alla sbarra magistrati, politici e imprenditori. Accusati a vario titolo di avergli “scippato” le inchieste Why Not e Poseidone per neutralizzarne le conseguenze e così proteggere il reticolo di amicizie e di rapporti di affari tra gli imputati che le indagini sull’utilizzo dei fondi pubblici in Calabria stavano iniziando a rivelare. Il sindaco di Napoli, parte civile del processo, è andato avanti nella deposizione iniziata il 19 novembre scorso, rispondendo alle domande del pm Rocco Alfano. Udienza dallo svolgimento complicato, attraversata da diverse schermaglie procedurali degli avvocati, per lo più relative all’acquisizione al fascicolo del dibattimento di una serie di relazioni di servizio, decreti di perquisizione e atti a firma di de Magistris, che il Tribunale presieduto da Gaetano De Luca ha autorizzato (con l’eccezione della relazione di un consulente di de Magistris, che è in lista testi). Ma tra opposizioni e camere di consiglio, de Magistris, arrivato puntuale a Salerno alle 9.30 con l’inseparabile zainetto biancorosso farcito dei documenti delle sue vecchie inchieste, ha iniziato a parlare solo a mezzogiorno. E alle 13.30 è dovuto andare via per impegni istituzionali. Riprenderà l’11 gennaio.

Tra le carte ammesse nel dibattimento, anche quelle che de Magistris redigeva ‘a futura memoria’. L’ex pm aveva infatti adottato questa prassi: quando si imbatteva in un’anomalia nel corso delle indagini ma anche nei rapporti con i capi del suo ufficio, la metteva nero su bianco in una memoria, la firmava e la faceva timbrare in cancelleria. Per poi portarsela indietro e custodirla. Prima o poi poteva essere utile. E così è stato: su quelle carte de Magistris ha elaborato le numerose denunce culminate nel processo.

Tra le anomalie che l’ex pm ha ricordato in aula, la nota del 13 gennaio 2006 con la quale Murone disponeva che “qualsiasi novità nell’ambito dei procedimenti penali dovesse passare prima dal procuratore aggiunto”. “Si trattava di una paralisi all’interno dell’ufficio, una disposizione impensabile da applicare non solo perché bloccava e affogava gli uffici ma anche perché non era idonea in termini di ricaduta della riservatezza”. Disposizione che secondo de Magistris è stata applicata solo nei casi di Poseidone e Why Not. “Ricordo un particolare episodio avvenuto il 6 dicembre del 2005. Io e la dottoressa Isabella De Angelis andammo a Roma per discutere con la dottoressa Palaia delle indagini in corso quando fummo raggiunti telefonicamente dal procuratore aggiunto Murone che ci chiese espressamente di vederci al più presto per coordinarci con lui. La cosa più sconvolgente fu che, nello stesso ambito di inchiesta, fu convocato d’urgenza, sempre da Murone, l’allora maresciallo Gregorio Chiarella per informarlo delle indagini che stavamo conducendo. Questo episodio ci allarmò molto”. De Magistris menziona un’altra stranezza, che riguarda l’ispezione ministeriale alla Procura di Catanzaro. “Mi fu segnalato – spiega – che gli ispettori si soffermarono soprattutto su considerazioni che fecero fuori verbale e che riguardavano essenzialmente la mia persona. A questa ispezione seguì nel luglio del 2005 un’interrogazione parlamentare del senatore Bucciero che portò ad un nuovo atto ispettivo che aveva ad oggetto la mia persona e che fu firmato dal ministro Castelli“.