Un cartello stradale in Argentina

A trent’anni di distanza dal sanguinoso conflitto che le ha viste protagoniste, continuano le diatribe tra Argentina e Inghilterra per il controllo territoriale delle isole Falkland – o Malvinas come le chiamano gli argentini che ne reclamano il possesso – un arcipelago situato nell’oceano Atlantico meridionale, di fronte alle coste argentine, sotto sovranità britannica. L’ultima provocazione è politico-sportiva e arriva in vista delle Olimpiadi di Londra 2012, che cominceranno a fine luglio, poche settimane dopo che in Inghilterra si commemorerà il trentennale della guerra celebrando la “riconquista” delle isole. Nel parlamento argentino è stato infatti presentato un disegno di legge che prevede che la spedizione olimpica argentina si presenti a Londra con cucito sulle proprie maglie uno stemma che recita: “Las Islas Malvinas son Argentinas” (Le isole Malvinas sono nostre).

Il progetto di legge bipartisan, che deve ancora essere approvato dal parlamento, è stato presentato da Victoria Rosana Bertone, deputata del Frente para la Victoria, il partito vincitore delle recenti consultazioni che hanno eletto per un secondo mandato alla Casa Rosada la presidentessa Cristina Kirchner. “Con questo progetto cerco di portare avanti in modo pacifico la difesa dei nostri diritti sulle isole”, ha spiegato Bertone, deputata per la circoscrizione della Terra del Fuoco, la regione a cui le isole apparterebbe se non fossero a sovranità britannica. Scoperte una prima volta nel XVI secolo dagli esploratori britannici, furono definitivamente conquistate nel 1833 dalla corona inglese, che decretò la sua sovranità su tutto l’arcipelago. Nel 1982, a seguito della gravissima crisi economica che stava minando le fondamenta della sanguinaria dittatura militare argentina, il Generale Galtieri tentò una mossa disperata per riguadagnare consenso.

Con l’inflazione alle stelle e le manifestazioni di piazza che aumentavano sempre più, non bastava al nuovo dittatore – da poco autonominatosi “presidente a vita” dopo la deposizione in serie degli ex dittatori Videla e Viola – l’aver trucidato oltre diecimila persone in un solo anno per mantenere il controllo della nazione. Il generale decise quindi di dare il via all’Operazione Rosario, e il 2 aprile del 1982 invase le Falkland dichiarandole provincia argentina. La risposta del primo ministro inglese Margaret Thatcher, fu di inviare una task force aerea e navale che dopo poco più di un mese di sanguinoso conflitto riprese il possesso delle isole, che il 14 giugno tornarono ad essere a sovranità britannica.

Gli effetti della guerra, dove morirono 649 militari argentini e 255 britannici oltre a decine di isolani, furono la caduta della dittatura in Argentina e una sorprendente rielezione della Lady di Ferro, che salvò una carriera politica prossima all’estinzione. Ma i contrasti tra le due nazioni non si sono mai sopiti, e le provocazioni sempre rimaste all’ordine del giorno. Anche perché nelle acque che circondano l’arcipelago sono stati recentemente individuati enormi giacimenti petroliferi. L’anno scorso, davanti all’assemblea generale dell’Onu, la presidentessa, Cristina Fernandez de Kirchner era tornata a chiedere nuovi negoziati sulla sovranità sulle isole. La risposta britannica è stata l’annuncio che dal febbraio 2012 il principe ereditario William verrà distaccato nella regione agli ordini della Royal Air Force.

Adesso l’ultimo atto da parte Argentina. Difficile da mettere in pratica perché, anche se il parlamento approvasse il disegno di legge, sarà poi il Comitato Internazionale Olimpico a negare agli argentini il permesso di presentarsi con la rivendicazione cucita sulle maglie. “Associare la difesa dei nostri legittimi diritti con lo sport è positivo perché dimostra l’unità che c’è negli argentini in relazione alla sovranità dell’arcipelago”, spiega con sorprendente ingenuità la deputata Bertone. Anche se i casi sono assai diversi, bisognerebbe ricordarle che non è la prima volta che l’Argentina sceglie lo sport come cassa di risonanza per legittimare la propria politica. Già nel 1978, la vittoria della nazionale ai Mondiali di calcio disputatisi sul suolo patrio, era stata usata dalla dittatura fascista per ripulirsi agli occhi del mondo e mascherare le sue atrocità. Non sempre usare lo sport a fini politici è “positivo”, anzi, spesso è un’aberrazione.