Un programma di governo serio, che merita attenzione e apprezzamento e che sarà tutt’altro che facile da realizzare, dopo che per tre anni il governo Berlusconi ha prima negato che la crisi riguardasse anche l’Italia e poi ha preso misure inadeguate. Il programma di governo può essere diviso in due parti: errori da correggere e misure da prendere.

Lo stile asciutto da tempo dimenticato nella politica italiana non deve ingannare. Monti ha fatto un elenco impietoso delle illusioni con cui il centrodestra aveva cullato il paese. L’abolizione dell’Ici, i tagli indiscriminati alla spesa pubblica, il rinvio all’infinito dei tagli ai costi della politica, la mancanza di una seria lotta all’evasione, l’idea che il debito pubblico italiano fosse in sicurezza grazie al rigore di Tremonti e alle virtù dei risparmiatori italiani.

Tradotto in euro, tutto ciò significa che alla manovra varata in estate, si devono sommare le misure legate alla lettera di intenti inviata a Bruxelles e “misure aggiuntive”: verosimilmente i 20 miliardi stimati dalla Banca d’Italia. Il capitolo più delicato è quello delle misure necessarie per rilanciare l’economia e per convincere finalmente i mercati che l’Italia, oltre che essere finalmente rappresentata da un governo serio, ha un debito pubblico sostenibile e un’economia che cresce. Qui il governo prende un impegno preciso, che è quello di coniugare sviluppo, rigore ed equità, il che significa perseguire i tre obiettivi congiuntamente.

Nel campo del lavoro, delle pensioni e della fiscalità ci sono disparità enormi accumulate nel tempo e che pochi governi finora (non solo il centrodestra) hanno potuto o voluto toccare. É possibile intervenire oggi in modo da evitare che siano i soliti noti (i contribuenti, i giovani, le donne, i lavoratori precari e guai a chi appartiene a tutte e quattro le categorie contemporaneamente) a essere colpiti dalle misure necessarie? L’impegno è ambizioso, ma forse necessario per bilanciare l’incognita politica che pesa su questo governo, perché qualsiasi riforma che rispetti contemporaneamente i tre obiettivi difficilmente potrà essere bocciata dalle parti sociali e in Parlamento.

Per ora, non si può che apprezzare il coraggio degli impegni programmatici: se fossero realizzati non solo usciremmo dal baratro, ma risolveremmo problemi che ci trasciniamo da decenni. E proprio per questo il governo avrà bisogno anche di molta attenzione critica alla sua azione che comincia da oggi.

Il Fatto Quotidiano, 18 novembre 2011