Premessa. Nell’ultimo secolo, nessun presidente con un indice di popolarità inferiore al 45% e un’economia in panne, è stato rieletto. Questo si sa. Ci sono gli esempi di Hoover, nel 1932, Johnson, nel 1968, Jimmy Carter, nel 1980, e GH Bush nel 1992.

Nessuno di questi presidenti non rieletti, però, aveva a disposizione i fondi che Barack Obama sta raccogliendo. I soldi possono fare la differenza?

Se i contributi raccolti fossero un’indicazione attendibile delle preferenze degli elettori, Barack Obama l’anno prossimo dovrebbe vincere in carrozza. Almeno, così dicono i numeri. Non i numeri dei sondaggi, ma quelli relativi ai fondi raccolti. A metà ottobre, Jim Messina, il manager della campagna per la rielezione di Obama, ha dichiarato di aver raccolto 70 milioni di dollari nel secondo trimestre 2011, a cui vanno aggiunti i 48 milioni del secondo trimestre. Mitt Romney, che è di gran lunga il candidato repubblicano con più soldi, ha raccolto 17 milioni di dollari nel terzo trimestre e 18 milioni nel secondo. Ad oggi, il rapporto è di 3 a 1: tre dollari ad Obama per ogni dollaro a Romney.

Non è un segreto che Messina abbia intenzione di raccogliere un miliardo di dollari. Si tratterebbe di una somma doppia a quella spesa di GW Bush e John Kerry insieme nel 2004. I due spesero infatti circa 250 milioni di dollari ciascuno.

Se Messina riesce veramente a raccogliere un miliardo di dollari, assisteremo ad un interessante caso di marketing politico: vedremo cioè se i soldi sono sufficienti per riportare un presidente alla Casa Bianca.

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