Estenuante, l’attesa. Che il premier sgombri il campo. Che i calcoli di Tizio e le necessità di Caio coincidano, per grazia divina, con qualche misura che ci salvi dal tracollo. Ridicola la fuga dei servi, il loro affannarsi, a caccia di nuove livree. Per non perdere l’ingaggio, per restare a galla. Malinconica l’ostinazione con cui tutti continuano a mentire: non lo faccio per salvare il c…, ma per salvare la Patria. L’ipocrisia si taglia col coltello, l’aria è spessa.

Patetico il tambureggiare televisivo. Ballarò, Porta a Porta, Agorà. Sempre le stesse facce. Sempre le stesse voci. Sempre le stesse parole. Tutti lì, seduti e scomposti, a tirarsi addosso le colpe, a scansare le responsabilità. Non uno che stia zitto, che cada in depressione, che faccia harakiri. O almeno lo minacci… tanta gente ha creduto in me, ho fallito, mi vergogno. Zero samurai, da queste parti. Chissà che spread abbiamo con i Buoni del Tesoro di Tokyo…

Il Fatto Quotidiano, 11 novembre 2011