La locandina de "I primi della lista"

E’ il 1970. Tra i giovani del movimento studentesco di Pisa girano voci di un imminente colpo di stato. Pino Masi (Claudio Santamaria) – celebre cantautore dell’epoca e militante di Lotta Continua – propone a due ragazzi, Renzo Lulli (Francesco Turbanti) e Fabio Gismondi (Paolo Cioni) che sono da lui per un’audizione, di scappare insieme verso il confine. Presentato al Festival del Film di Roma e in uscita nelle sale l’11 novembre, “I primi della lista” -opera prima del regista Roan Johnson – racconta la fuga, divertente e allo stesso tempo amara, dei tre giovani pisani.

Come è nata l’idea del film? Conoscevi già la vicenda?
Avevo sentito parlare di questa storia, ma non la ricordavo e non la conoscevo nei dettagli. Poi mi è arrivato il racconto di Renzo Lulli, tramite un amico.Mi aveva colpito il fatto che fosse scritto con eleganza e con un sguardo autoironico. Comunque quando l’ho letto non pensavo ci avremmo fatto un film perché mi sembrava poco vicino agli stereotipi della commedia italiana di oggi. Per esempio non ci sono donne.. E poi è un comunque film politico che racconta -anche attraverso l’ingenuità di quei ragazzi- la repressione della polizia e l’Italia dopo la strage di Piazza Fontana.

Nel film i tre protagonisti sono interpretati da Claudio Santamaria, Francesco Turbanti e Paolo Cioni: il primo è un attore famoso e già molto affermato, gli altri due sono attori emergenti. Come li hai scelti? Hai incontrato anche i tre veri protagonisti della storia?
Ho fatto un mega casting in cui ho visto 400 ragazzi. Dal lì ho scelto Turbanti e Cioni che avevano già lavorato nei teatri locali. Non riuscivo però a trovare il Masi e avevo paura mi imponessero qualcuno. Poi ho pensato che il Masi all’epoca in cui si è svolta la vicenda era una vera rockstar, aveva composto “La ballata del Pinelli” e l’inno di Lotta Continua, era famoso e molto in voga, ed era anche più grande di Lulli e Gismondi. Così ho voluto contattare Claudio Santamaria, per dare anche allo spettatore l’idea del personaggio famoso, così come era il Masi. I tre veri protagonisti della storia li avevo già contattati quando avevo pensato di girare il documentario, poi comunque siamo rimasti in contatto essendo Lulli anche autore anche del soggetto. Ognuno di loro ha conosciuto il proprio alter ego. Santamaria, subentrato più tardi, ha visto le interviste e alcuni video del Masi.

Tra le righe, ma forse neanche troppo, hai voluto descrivere anche un po’ l’Italia di oggi? “Il primo ducetto, gli italiani che si accontentano, i giovani che scappano…”.
Sì, certo. C’è un riferimento alla storia italiana in generale, purtroppo gli italiani soffrono di memoria corta, invece bisognerebbe studiare meglio la storia e imparare dagli errori passati. Sembra ci sia ancora la predilezione ad affidarsi al piccolo condottiero inadatto. E poi i giovani scappano. Ci risiamo, è la storia che ritorna.

Nel film racconti un episodio particolare e un po’ bizzarro avvenuto in un periodo storico molto intenso.
Sì, l’episodio, seppur ingenuo, è stato una conseguenza di quello che si viveva negli anni ’70 in Italia. I tentativi di colpo di stato ci sono stati veramente: quello del generale Giovanni De Lorenzo e di Junio Valerio Borghese tra il 7 e l’8 dicembre del 1970. I presupposti c’erano, c’era la paura di un ritorno al fascismo e alla dittatura, anche il disagio dei giovani era reale e inoltre Pino Masi era veramente la star del momento, quindi probabilmente si sentiva proprio sotto i riflettori e pensava di essere tra “i primi della lista”. In un certo senso poi quella generazione è rimasta sempre un po’ emarginata, alcuni si sono reinventati in maniera più o meno dignitosa, Pino Masi vive chiedendo l’elemosina per le strade di Pisa.

Il tuo primo film al Festival del Film di Roma, l’anteprima ha avuto un successo enorme. Te lo aspettavi?
No, tutto questo è stato al di sopra delle aspettative. Il montaggio è stato molto faticoso, ho rivisto il film moltissime volte, ormai durante l’anteprima non ridevo più! Però mi sono accorto che la ricezione da parte del pubblico era molto buona, in sala c’erano 700 persone ed erano tutte soddisfatte. Ho avuto il primo segnale quando dopo la proiezione stampa anche i giornalisti ridevano.

Hai qualche progetto o un’idea per il futuro?
Per ora no, mi piacerebbe moltissimo continuare su questa strada, ho molte idee, ma adesso è un periodo difficile. Ho anche un’idea per il secondo romanzo (il primo romanzo “Prove di felicità a Roma Est” ha ricevuto il premio opere prime “Giuseppe Berto”, ndr). Comunque per ora sono contento per questo mio primo film, aspetto l’uscita nelle sale anche se uscirà in appena 25 copie. Mi piacerebbe che molte persone vedessero il film. Per andare oltre i “cinepanettoni”.