Nel territorio del Comune di Verghereto nell’Appennino Tosco Romagnolo, vivono 1992 persone. Nei giorni scorsi in 1533 hanno firmato un appello promosso dal WWF di Cesena per opporsi alla costruzione di una nuova centralina idroelettrica. Una nuova centrale di cui non si sentiva certo la mancanza in un territorio ove ne esistono già cinque.

NON VOGLIONO LA CENTRALE PERCHE’ E’ A CASA LORO?
Lungo il Torrente Alferello si concentrano in pochi km cinque centraline idroelettriche, la più antica risalente agli anni ’30, l’ultima costruita nel 1984. In agosto 2011 l’attuale giunta, per la prima volta in 40 anni a maggioranza PD, ha concesso l’assenso alla costruzione di una sesta centralina, nonostante fosse priva dei requisiti richiesti dall’attuale legislazione regionale in materia: verrebbe cioè costruita subito a valle della quinta esistente, non a una distanza di almeno un km come sarebbe previsto, e capterebbe tutta l’acqua del torrente, lasciando l’alveo asciutto per un tratto di un km a mezzo. La guardia forestale, in genere molto sollecita ad intervenire, in questo caso non ha sollevato la minima obiezione al progetto. E’ proprio questo progetto che riscontra l’opposizione della gente del posto. Ma non è solo una questione locale.

ADDIO ALLE TROTE O ALLA DEMOCRAZIA?
“Promuovere le bellezze del territorio!” sono queste le parole di cui si riempiono la bocca i politici di fronte alla necessità dare risposte alla crisi economica. Per poi dimenticarsene non appena devono agire concretamente. Nel nostro caso il vascone di raccolta della nuova cascata dovrebbe essere installato proprio ai piedi della cascata per cui Alfero é famosa. In un pieghevole di promozione turistica del Comune, attualmente in distribuzione presso gli uffici delle pro-loco, la cascata viene presentata con una grande foto, unica attrattiva ad avere tanto rilievo, e con la seguente didascalia: “Un altro regalo della natura: la cascata dell’Alferello, un salto di 32 metri per un torrente ricco di trote”. Naturalmente le trote andrebbero tutte a farsi benedire con la costruzione della centralina. E insieme alle trote se ne andrebbe la democrazia se per rispondere alle necessità di energia di chi vive in città sempre più energivore venisse annullata la volontà di chi abita e custodisce un territorio da sempre.

L’ENERGIA: COME FAREMO SENZA QUELLA DEI FIUMI?
Progetti come quello del Torrente Alferello hanno una conseguenza immediata: incidere sul ciclo dell’acqua. Cosa significhi alterare il ciclo dell’acqua lo abbiamo visto pochi giorni fa a Genova. Perseverare con progetti come quello del Torrente Alferello prolunga l’agonia di sistemi industriali e economici che restano in vita fintanto che l’energia arriva loro da “lontano”. Qualche volta si tratta dell’Iraq o dalla Libia per il petrolio, ma lo stesso è vero per i sistemi naturali che vengono sacrificati alle esigenze di modelli di vita urbani non più sostenibili.

La domanda allora non è “dove andare a prendere l’energia a tutti i costi” ma “come facciamo a ripristinare i cicli naturali?”. Le risposte sono complesse, tra queste però una è evidente: non è possibile farlo andando a rompere altri equilibri in un mondo dove le alterazioni del territorio producono ogni giorno nuove catastrofi.

LO STILE DI VITA DI CHI VIVE IN CITTÁ
Il problema dell’energia è senza risposte se si va alla ricerca di nuove fonti per continuare ad alimentare un’economia e degli stili di vita che consumano troppa energia. Non basteranno tutti i fiumi del mondo per produrre quella che serve a questa economia urbana allo sfascio. Le energie alternative hanno una valenza fondamentale in un mondo, però, ove i modelli di produzione delle industrie e gli stili di vita delle persone siano MOLTO diversi da quelli attuali e ove il primo obiettivo sia quello del risparmio energetico.

Davvero noi cittadini che viviamo in città dissipatrici di energia abbiamo il diritto di chiedere altri sacrifici a chi ha già dato solo per non dover mettere in discussione il nostro modo di vivere? Siano queste le persone che vivono nel Verghereto, oppure  quelle della Val di Susa, il modello di democrazia che ci viene proposto è questo: la dittattura di una maggioranza irresponsabile che per non dover guardare agli effetti del proprio modo di vivere impone ad altri scelte devastanti.