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Guy Fawkes, V e gli indignati

Ricorda, ricorda il 5 novembre, la Congiura delle Polveri e il complotto, non conosco ragione per cui la congiura debba essere mai dimenticata”.

Così inizia la filastrocca che ricorda il fallito attentato di Guy Fawkes al palazzo del Parlamento britannico. Parte dei fatti di questo evento storico sono oggi noti in tutto il mondo grazie al fumetto V for Vendetta di Alan Moore, poi tradotto in film da James McTeigue.

La realtà sulla cospirazione del 5 novembre 1605 è tuttavia leggermente diversa da quella narrata nel film e nel romanzo: Guy Fawkes faceva infatti parte di un gruppo cattolico che tentò di assassinare Re Giacomo I, protestante, per sostituirlo con un nuovo regnante cattolico. L’attentato fallì e alcuni membri puritani del Parlamento, per ringraziare l’intervento divino che permise al Re di salvarsi la vita, ne approfittarono per far istituire il giorno della congiura delle polveri” come festa nazionale.

Per quasi un secolo il 5 novembre fu festeggiato in funzione prettamente anti-cattolica, tant’è vero che la filastrocca prosegue con una parte meno nota che recita: “Guy Fawkes, questo era il tuo intento di far saltare in aria il Re e il Parlamento… per provare a rovesciare la vecchia Inghilterra; dalla provvidenza di Dio egli è stato preso… urlate ragazzi… che Dio salvi il re!”

Nel corso degli anni, però, e in particolar modo tra il finire del 1700 e gli inizi del 1800, il giorno della congiura si trasformò sempre più nel Guy Fawkes day con i giovani delle classi meno agiate che iniziarono a utilizzare la commemorazione come occasione per protestare contro lo status quo. Durante tutto il corso del 1800 le commemorazioni del 5 Novembre furono segnate da riot (disordini) che produssero anche numerose vittime.

Nel ventesimo secolo, il Guy Fawkes day divenne un giorno di festa non più caratterizzato, quantomeno per la stragrande maggioranza della popolazione, da significati religiosi o politici, ma solamente dai molto più mondani fuochi d’artificio.

I fumetti di Alan Moore hanno successivamente contribuito a dare un nuovo significato al personaggio di Guy Fawkes: i fatti del 5 novembre 1605 sono infatti stati usati come spunto per una critica al conservatorismo tatcheriano, nonché come monito contro una possibile reinstaurazione di regimi fascisti caratterizzati da potere e ricchezze nella mani di pochi, odio verso il diverso, controllo della libertà d’informazione e da una generale privazione delle libertà individuali.

Dopo l’uscita del film interpretato da Hugo Weaving e Natalie Portman, Guy Fawkes è andato sempre più assumendo quel significato di contestazione che, come abbiamo visto, era già esistito, seppur in forme diverse, nel corso del 1800: vale a dire una forma di protesta della massa contro l’élite al potere. La maschera di Guy Fawkes, indossata appunto dal protagonista V, è infatti oggi divenuta il simbolo degli indignati di tutto il mondo.

L’attuale crisi economica, ma anche d’identità, che sta attraversando il mondo occidentale dovrebbe spingerci a cambiare lo stato attuale delle cose e a ribellerci, in modo costruttivo, agli ingiustificati privilegi autoconcessisi dall’elitè al potere.

Cambiare lo status quo oggi non significa più eliminare Re o dittatori, come fu nel caso di Guy Fawkes o di von Stauffenberg, bensì cambiare il sistema politico-economico. E per farlo, indignarsi non è sufficiente: occorre anche impegno civile, sociale e politico. Ed essere disposti a perdere quei piccoli privilegi personali di cui godiamo, così come lo fu Guy Fawkes.

Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei propri popoli.
Thomas Jefferson

di Federico Guerrieri, European Alternatives


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