Questa volta Nordisti va ancora più a nord. Vola addirittura oltre le Alpi, sale su su fino al confine tra Francia e Germania, a Strasburgo. Sì, perché lì, martedì 25 ottobre, è successa una cosa storica. Il Parlamento europeo ha approvato a stragrande maggioranza (584 voti a favore, destra e sinistra insieme) una risoluzione sulla necessità di contrastare in maniera rigorosa e transnazionale le organizzazioni mafiose. Per la prima volta, l’assise di Strasburgo ha discusso in maniera organica di un problema, la mafia, che fino a ieri in Europa pensavano fosse solo italiano.

A ottenere questo risultato è stata la caparbietà di Sonia Alfano, deputata europea dell’Italia dei Valori, che ha lavorato più d’un anno per superare le incomprensioni, le pigrizie, le sottovalutazioni, le contrapposizioni politiche dentro l’Europarlamento ed è alla fine riuscita a portare a casa un voto significativo e bipartisan. A discuterne, subito dopo il voto, i magistrati Nicola Gratteri, Roberto Scarpinato e Luca Tescaroli, assieme al professor Vincenzo Militello, a Rita Borsellino e ad Antonio Di Pietro, l’ex magistrato oggi presidente dell’Italia dei Valori.

Ormai è chiaro che le organizzazioni mafiose hanno superato i confini delle regioni meridionali in cui sono nate e si sono saldamente impiantate non soltanto nel nord dell’Italia, ma anche in molti Paesi d’Europa. Cosa Nostra colonizza i subappalti in Germania, ha raccontato Scarpinato. E Gratteri ha ricordato che la ‘ndrangheta ha già aperto ben venti “locali” (cioè nuclei organizzati stabili) in Germania e altrettanti in Svizzera.

La mafia calabrese è oggi quella più forte e diffusa in Europa, con basi e uomini anche in Olanda, in Spagna e in altri Paesi. Il caso di Duisburg, con i morti ammazzati, è un’eccezione, perché la ‘ndrangheta all’estero non vuole attirare attenzione, ma fare in tutta tranquillità un paio di cose: trafficare cocaina e riciclare denaro. Sta penetrando nel ventre molle dell’Europa, conquistando territori e affari in Paesi del tutto impreparati a contrastare l’avanzata criminale.

Per questo sono preziose le indicazioni della risoluzione approvata a Strasburgo, che mette sul tappeto temi che per l’Europa sono quasi del tutto inediti. Dal riconoscimento del reato associativo, che permetta di individuare e punire i membri dell’organizzazione e i loro capi, anche al di là dei singoli reati commessi, al sostegno da dare a chi si ribella alle imposizioni mafiose, siano vittime delle estorsioni o testimoni di giustizia. Dalla necessità di regimi carcerari che impediscano ai boss di continuare a comandare dalla cella, fino all’introduzione di norme che permettano il sequestro e la confisca dei patrimoni mafiosi.

Ora un punto fermo c’è: la risoluzione Alfano. Da qui, però, è necessario andare avanti sulla strada che conduca al varo di una commissione parlamentare antimafia europea e all’armonizzazione delle legislazioni nei diversi Paesi dell’Unione: perché oggi, ancora, la mafia non ha confini, l’antimafia sì.

Il Fatto Quotidiano, 27 ottobre 2011