Ci stanno riprovando e le ragioni sono sotto gli occhi di tutti. Gli scandali del potere devono restare osceni, “fuori dalla scena”.

Non importa se siamo il Paese occidentale con i più alti tassi di corruzione (secondo le rilevazioni di Transparency International, oltre che le disperate denunce della Corte dei Conti). Non importa che la spesa pubblica sia fuori controllo e l’evasione fiscale impedisca di riequilibrare i conti e investire sulla crescita, magari lasciando qualche soldo in tasca in più a chi le tasse le paga. Non importa che l’Europa ci chieda di punire adeguatamente il falso in bilancio, vero cardine per garantire la fiducia del sistema commerciale e oggi praticamente impunito. Non importa che proprio tramite evasione fiscale e falso in bilancio si possano creare i fondi neri per pagare le tangenti. Non importa che la criminalità organizzata abbia dimostrato di sapersi infiltrare anche in terra padana.

No, la vera emergenza che detta l’agenda del Parlamento è quella banda di delinquenti che va sotto il nome di magistratura.
E, vi prego, non credete alla favola che la disciplina per i reati di mafia non verrà modificata!

Primo: non è vero, almeno nell’ultima bozza licenziata dal Senato c’erano rilevanti e peggiorative modifiche in tema di tabulati, tanto per fare un esempio sensibile. Secondo: se non sono in grado di indagare e contrastare efficacemente la corruzione, il riciclaggio e il falso in bilancio, sarà per me quasi impossibile risalire ai fenomeni di criminalità organizzata che proliferano grazie a questi reati, soprattutto al nord.

Privacy? Non voglio certo pretendere di stabilire io cosa debba restare riservato e cosa meriti di essere conosciuto dai cittadini, ma questo argomento è solo una foglia di fico per coprire il vero obiettivo: la possibilità stessa di fare indagini. Che le cose stiano così lo dimostra il fatto che non si vuole adottare lo strumento dell’udienza filtro, ovvero di un’udienza che faccia da spartiacque tra le intercettazioni rilevanti e quelle irrilevanti. Anche l’Anm da tempo ha indicato questo passaggio procedurale come la via maestra per salvaguardare le indagini e il diritto di informazione.

Il punto, ovviamente, è che sono proprio e soprattutto le intercettazioni rilevanti a dare fastidio e sono quelle che devono sparire dai giornali e andare “fuori scena” (d’altronde spesso oscene lo sono davvero). Sarebbe gravissimo per le indagini e per la trasparenza del sistema politico e della gestione del potere. E in ultima analisi quindi anche un danno per la credibilità del nostro Paese e per la crescita (che passa necessariamente per la lotta alla corruzione e all’illegalità).

Perché il bavaglio non si pensa di metterlo a uomini delle istituzioni che, nonostante abbiano (sper)giurato sulla Costituzione, poi invocano secessioni e, mostrando il dito medio, invocano di scegliere i massimi vertici istituzionali in base al luogo di nascita? Speriamo che a Bruxelles e New York siano occupati a fare e vedere altro.