Il cardinale Angelo Bagnasco

All’indomani del pesante affondo del cardinale Angelo Bagnasco nei confronti di Silvio Berlusconi, oggi non è soltanto la giornata delle reazioni politiche.

Se il Pdl tenta di fare quadrato attorno al premier, esponenti di spicco del Carroccio lo difendono attaccando la Chiesa, mentre la base stessa della Lega manifesta malumori. E il presidente della Cei, incassato il plauso unanime di tutti i vescovi italiani, oggi è tornato a parlare della “situazione seria e grave” in cui si trova il Paese, sottolineando che “occorre correggere abitudini e stili di vita”.

Intervenendo all’ambasciata d’Italia del Vaticano, Bagnasco ha confermato quanto già affermato ieri: la necessità di cambiare e riscoprire i valori per “uscire dal tunnel della cultura del nulla, vagamente radicaleggiante, che è l’anticamera di una diffusa tristezza”.

Poi rivolgendosi al ministro Franco Frattini e agli altri esponenti del governo presenti con il sottosegretario Gianni Letta, ha chiesto un cambio di rotta nelle politiche sociali e per la famiglia, e un più forte riconoscimento della rete del volontariato cattolico.

Nell’incontro dedicato a Chiesa, Stato, Regioni e unità d’Italia, il presidente della Cei ha anche parlato di federalismo, sottolineando che le Regioni “non devono essere viste come un modo per tornare a forme preunitarie di campanilismi anacronistici, ma devono garantire una vicinanza più efficace ed efficiente dello Stato al territorio”. Il cardinale ha auspicato un “federalismo solidale”, che sia “espressione di unità di destino e di appartenenza” e, nello stesso tempo “una risposta ad una società sempre più segnata dalla globalizzazione”. Insomma, il federalismo in sè, ha continuato, può rappresentare una risorsa se declinato “all’interno di un rapporto chiaro di diritti e di doveri”, in modo da evitare che “alcuni debbano solo pagare ed altri solo beneficiare”.

Ma la riflessione del presidente della Cei è andata anche più in là, allargandosi ai giovani e al loro futuro: “Se non si riesce a far emergere le condizioni per un patto intergenerazionale – ha detto – che metta i giovani nei pensieri e nel cuore degli adulti, sarà veramente difficile aprirsi al futuro, atteso il crollo demografico, la cui portata etica e sociale è stata troppo a lungo disattesa”.

Intanto, molti sono i commenti alle parole forti espresse ieri dal cardinale.  Se la Cei ha manifestato una “condivisione convinta ed unanime” , definendo la prolusione di Bagnasco “ferma e pacata, severa ed approfondita”, capace di “dare corpo al disagio profondo che vive il Paese, senza perdere di vista la capacità di una speranza, in grado di aprirsi al futuro”, il diretto interessato avrebbe cercato di incassare il colpo con i suoi. “Bagnasco non è tutta la Chiesa”, pare abbia sostenuto Berlusconi.

Il Pdl ha provato, non senza qualche incertezza, a fare quadrato attorno al suo leader. Il ministro per l’Attuazione del Programma, Gianfranco Rotondi, ha detto che l’intervento di Bagnasco di ieri “è un richiamo che riguarda tutti, il monito non va mai riferito ad una persona, è rivolto alla generalità dei cittadini”, aggiungendo che “la questione morale è un tema permanente a cui nessuno si può sottrarre”.

Parole che, del resto, erano state già espresse dallo stesso Rotondi e dagli altri cattolici del Pdl a poche ore dal pesante j’accuse del portavoce della Cei. E oggi è stato ribadito il concetto. “E’ particolarmente penoso vedere la rozzezza dei tanti che cercano di ridurre quindici pagine fittissime di temi e di citazioni, anche bibliche, a una sconfessione di Berlusconi”, ha detto il senatore azzurro Lucio Malan, che ha aggiunto: “Da evangelico, dunque esterno alla Chiesa Cattolica, mi permetto di consigliare a questi esegeti improvvisati di scavare nella vaga memoria del proprio catechismo per ricordare le parole che riguardano coloro che vorrebbero scagliare la prima pietra”.

Ma levate di scudi a parte, la difficoltà all’interno del Pdl oggi è stata palpabile, specie dopo le indiscrezioni su una telefonata intercorsa tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e lo stesso Bagnasco poco prima dell’intervento di quest’ultimo: un tentativo di trovare un compromesso e arrivare a più miti consigli, con Letta che prometteva pubbliche scuse da parte del presidente del Consiglio per placare l’ira del mondo ecclesiastico scatenata dall’ormai famoso episodio dello spogliarello sacrilego con Nicole Minetti vestita da suora.

Questa mattina il ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla, incalzata dalle domande dei cronisti, si è trincerata dietro il “no comment”. Stesso atteggiamento per il capogruppo alla Camera della Lega Nord Marco Reguzzoni. E proprio sul balcone della sede storica della Lega Nord a Varese è stato appeso un vecchio manifesto con lo slogan: ‘Prostituzione e pornografia alt!’. Le agenzie di dicono che fu stampato anni fa, ma la coincidenza con cui qualcuno ha deciso di rimetterlo in bella vista non è passata inosservata. Dalla prima sezione varesotta del Carroccio non sono arrivati commenti, ma c’è chi dice che il manifesto – posto accanto ad un altro che elogia Roberto Maroni – non sia casuale. Anche nel partito di Umberto Bossi, a quanto pare, non sono però tutti d’accordo. Una reazione di strenua difesa nei confronti del premier è infatti arrivata dalla vicepresidente della Lega alla Camera Carolina Lussana, che non solo ribadisce la tesi secondo cui si tratterebbe “di un monito che vale per tutti”, ma aggiunge una nota in più, sottolineando che vale “anche per la Chiesa per quanto riguarda la pedofilia”. Intervenendo in un programma su Rai 3 la Lussana ha dichiarato: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. In serata, invece, l’ex ministro dell’interno Beppe Pisanu ha dichiarato di sottoscrivere “in pieno le parole del cardinale Bagnasco”.

Compatte, invece, nell’invitare il premier ad un passo indietro, le opposizioni. Compreso quelle di centro: l’Udc Rocco Buttiglione ha sottolineato che “la vita pubblica e quella privata coincidono” e, continuando nell’analisi ha detto: “L’elettorato cattolico è in crisi: deluso dal berlusconismo, in parte rifugiatosi nell’astensione, ha bisogno di risposte”. Il leader dell’Api Francesco Rutelli ha sottolineato l’evidenza del fatto che “Berlusconi non ha più il consenso della Chiesa”.

Del fatto che le parole di Bagnasco fossero tutt’altro che una critica generalizzata è convinto il segretario del Pd Pierluigi Bersani, che le definisce “forti e nette”.

Le parole del presidente della Cei hanno scatenato reazioni anche nel mondo dell’informazione cattolica. Per il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, Bagnasco ha interpretato “il grido angosciato e speranzoso che si alza in tanti modi diversi dalla società italiana”. Tarquinio ha parlato di “rinnovata, amara e ampia sottolineatura dell’imporsi di una grande questione morale” e ha ribadito che chi è in politica deve “mettere avanti a tutto il bene concreto e l’immagine complessiva del Paese”. Il direttore del quotidiano della Cei ha poi fatto riferimento ad “altri gravi e perduranti scandali: dalla corruzione nella pubblica amministrazione e negli enti locali ai comitati d’affari che puntano a pilotare decisione e nomine, dall’evasione fiscale al discredito generalizzato in cui è caduta praticamente tutta la rappresentanza politica”.