C’è un limite a tutto. Anche alla necessità di mantenere una distanza accigliata pur di non avere ritorsioni e retromarce sulla spinosa questione del pagamento dell’Ici. E dunque scoprire, dalle pagine del Fatto Quotidiano, dell’uso sacrilego che il Cavaliere faceva, nei festini di Arcore, del crocefisso sul corpo voluttuoso di Nicole Minetti vestita da suora, è stato uno shock intollerabile anche per un uomo dal proverbiale uso di mondo come il cardinal Bagnasco.

Raccontano fonti di palazzo Chigi che due giorni dopo la pubblicazione sul Fatto dell’intervista all’anonima partecipante del bunga bunga, dai palazzi vaticani sia partita una telefonata sdegnata all’indirizzo di Gianni Letta, da sempre referente del governo con Santa Romana Chiesa. Nessuno ha assistito al colloquio, ma sembra – come ha riportato per prima La Stampa –  che il fedelissimo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio abbia tentato più volte di convincere il cardinal Bagnasco a recedere dall’intento di intervenire pubblicamente contro l’episodio riportato nelle colonne del giornale, adducendo la “poca credibilità” della testata e “l’indubbia partigianeria” dei suoi redattori, nonché “l’odio profondo” nei confronti di Berlusconi, ma nulla è stato abbastanza forte da convincere il Presidente della Cei a darsi per vinto. Pare, addirittura, che Letta abbia proposto, come via di mediazione, un pubblico “mea culpa” del “peccatore” Silvio, ma che poi Bagnasco stesso lo abbia gelato: “Quello non chiederà mai perdono di nulla, figurarsi…”. E, infatti, è andata proprio così, che alla fine anche Letta (che è anche un Gentiluomo di Sua Santità) abbia gettato la spugna.

Il tentativo è stato fatto, ma il gesto “porno-sacrilego” del Cavaliere non poteva rimanere impunito. Di qui il pesante intervento di ieri dei vescovi contro i “comportamenti licenziosi e le relazioni improprie”, “il torbido svelato e l’esibizione colpevole” da parte di chi ricopre cariche pubbliche, in pratica il “de profundis” dell’appoggio cattolico a Berlusconi per il resto della legislatura. Santa Romana Chiesa, nella storia, ha sempre chiuso uno – più spesso tutti e due – gli occhi sui comportamenti sessuali disinibiti della classe politica italiana, specie in epoca craxiana, ma evidentemente immaginare il simbolo più sacro della cristianità tra le cosce di una consigliera provinciale vestita da suora è stato troppo anche per la proverbiale tolleranza vaticana. Stavolta, Silvio si è giocato molto di più di un alleato politico qualsiasi.