Più che l’arresto di un assessore, l’impeccabile Giovanni Paolo Bernini, 48 anni, già braccio destro dell’ex ministro Pietro Lunardi, uno che ieri, prima di andare in carcere, si è preoccupato di portarsi gli occhiali da sole, pesano le parole del procuratore della repubblica di Parma: “Trovo indecente che si lucri sui pasti dei bambini delle scuole elementari e materne. Ma c’è di più, c’è la responsabilità dei partiti nell’ascesa di questi uomini. E se non sbaglio Bernini, già nel 1997, era discusso, si parlava di lui e di rapporti con il boss dei Casalesi Pasquale Zagaria e con un ex assessore condannato per corruzione e concussione. La cosa doveva mettere in allarme”.

Sconcertato il procuratore Gerardo Laguardia, indignata una città che per vocazione sarebbe sonnolenta e per nascondere lo sporco sotto al letto: Parma, una provincia che aveva provato a creare un proprio modello di civismo vicino al centrodestra, l’isola bianca nell’Emilia che fu rossa come il fuoco. Eppure l’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere Bernini, il suo uomo di fiducia, Paolo Signorini, già coordinatore di Forza Italia oggi funzionario del Comune, e gli imprenditori Mauro Tanara e Antonio Martelli, di spazio a dubbi ne lascia pochi.

L’assessore voleva i soldi perché gli imprenditori mantenessero il servizio mensa di alcune scuole. Non lo fa direttamente, ma chiede in continuazione al suo braccio destro di passare all’incasso. Così è appunto Signorini che si incarica di chiamare gli imprenditori, in particolare Tanara: “Mi devi aiutare”, dice al telefono, “devo dargli questa cosa, se no non so come fare, non mi fa vivere. Non so cosa dirgli, ogni due minuti mi manda messaggi. Aiutami Mauro, aiutami”. In un’altra telefonata è sempre Signorini che a Tanara dice che manca un “pezzettino. Dovevano essere due e cinque, invece sono due (2000 euro invece che 2500 ndr) e l’altro che si giustifica, “scusami, scusami, devo aver sbagliato i calcoli”.

Quando a parlare sono direttamente l’assessore e il suo cassiere, invece, le mazzette vengono volgarmente chiamate comunicato stampa, fino a creare conversazioni surreali, dove l’assessore si diverte pure: “Lunedì devo fare assolutamente una conferenza stampa”, dice l’assessore ridacchiando. “Ma le sale del Comune sono tutte occupate”, risponde il cassiere, “vedo se si liberano”. “Ma no, non hai capito, sconvoca tutto”. Più seria la comunicazione che il funzionario dà all’assessore, sempre al telefono: “Il nostro amico ha ritardato tutto”, un tutto da intendersi come pagamento, secondo i il pm Paola Dal Monte e il gip Maria Cristina Sarli che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, l’assessore è perentorio: “Basta, cambio ufficio stampa”. Nel senso che toglie il servizio mensa alla Copra e cerca qualcuno più generoso.

Una vicenda di ordinaria periferia, probabilmente, se non fosse che a Parma, solo tre mesi fa, sono finite in carcere undici persone, tra le quali il comandante della polizia municipale, funzionari del Comune e imprenditori. Tutti intercettati da mesi. Ma l’assessore Bernini, convinto forse di possedere una sorta di certificato di impunità, ha continuato allegramente a parlare di mazzette al telefono. La giunta della quale fa parte vive commissariata dalla gente stessa, forse Bernini non voleva lasciare per strada l’ultima occasione.

Intanto, ieri come altre dieci volte, la Parma che si indigna si è radunata sotto i portici del Grano, davanti all’ingresso del Comune, per chiedere al sindaco Pietro Vignali, prima civico poi rimasto in piedi con il solo appoggio del Pdl, legatissimo a Gianni Letta, le dimissioni. E come da tre mesi a questa parte, si è dovuto portare davanti al Comune la polizia in tenuta antisommossa, carabinieri, vigili urbani. Una volta si doveva agire contro i malavitosi, ora devono assicurarsi che i cittadini non si riprendano il Comune, un’istituzione pubblica. E come ogni volta, sotto lo sguardo rassegnato di tanti amareggiati cittadini, sono volate monetine, pomodori, urla e proteste.

Il sindaco, come fa da tre mesi a questa parte, non ha risposto. E’ rimasto nel suo ufficio-bunker, nonostante anche l’Udc gli abbia chiesto di alzare i tacchi, così come già aveva fatto la Lega. Partiti che fino a ieri lo supportavano, ma che con l’ennesimo arresto della giunta Vignali vedono il commissariamento come il male minore. <L’arrivo di un Commissario dotato di tutti i poteri in questa fase necessari, consentirebbe di affrontare le difficili sfide che Parma ha di fronte sgombrando il campo da arroccamenti o sospetti di parte – dichiara l’Udc -. In attesa delle determinazioni del Sindaco e della maggioranza che lo sostiene ribadiamo alla città, se ce ne fosse bisogno, che qualora questo appello, crediamo non isolato, dovesse cadere nel vuoto e l’Amministrazione decidesse di proseguire nell’azione amministrativa, l’Udc di Parma tramite il suo gruppo consigliare continuerà nell’impegno per il risanamento dei conti, il controllo delle partecipate e la promozione delle opportune azioni di responsabilità>.

Sempre più forte poi la protesta della minoranza, dal Movimento a 5 stelle a Sinistra ecologia libertà, passando per il Pd, che già immagina il suo ritorno trionfale in Comune con le elezioni 2012. Vignali non ha i numeri, ma si ostina nel non voler pronunciare quella parola  – dimissioni – che permetterebbe a Parma di tirare un respiro di sollievo.

di Emiliano Liuzzi e Caterina Zanirato