Il giudice velista, che regatava mentre era in mutua, è stato condannato dalla Corte dei conti a pagare soltanto 6.700 euro…Ieri mattina, leggendo un importante quotidiano, l’indignazione è montata più del colesterolo. Scorrendo le righe, poi, è andata alle stelle. Riassumo per sommi capi.

Il gip (qualifica enfatizzata anche nel titolo) è nel caso particolare una donna, con la passione del vento e delle corse. Nel 2005 partecipa ad alcune regate di livello internazionale (il dettaglio se l’abbia fatto con la sua barca personale o meno, sembra superfluo) con piazzamenti senza infamia e senza lode. Peccato che succedano, le regate, proprio nei periodi in cui il medico certifica il congedo per malattia: dalla lombalgia alla cefalea, dal disturbo del sonno allo stato depressivo. Nel tribunale dove esercitava, Vicenza, se ne erano accorti ed era partita la protesta. Il Consiglio superiore della magistratura aveva aperto un procedimento disciplinare al termine del quale, il 16 novembre del 2007, le fu applicata la sanzione della perdita di anzianità di un anno e del trasferimento d’ufficio. Lei aveva anche presentato ricorso, ma le sue ragioni erano state respinte dalle sezioni unite della Cassazione il 23 maggio 2008.

Ora, la condanna della Corte dei conti, in tutto 6.714,28 euro. Un po’ poco, direte voi, e avete ragione. Lo pensano anche decine di siti d’informazione on line e di blog che hanno ripreso l’articolo del quotidiano, onde per cui il titolo ormai corre sulla rete: graziata giudice velista… Letta la notizia, comunque, a me è parso modesto anche il provvedimento del Csm: un anno di anzianità e il trasferimento?

A proposito, l’articolo elencava un sacco di piccole informazioni aggiuntive, il nome della barca, delle regate, le miglia di mare percorse, etc etc, ma non accennava alla nuova destinazione del giudice. Se era stata trasferita, non era più a Vicenza, caro Watson. E dove sarà finita, la nostra signora velista: a giudicare fatti di rilevanza penale magari inviperita e rancorosa per la punizione, nonché impedita di filare sulle onde con il vento di bolina, e quindi forse poco serena nel giudizio? La domanda non sembrava secondaria. Perciò, sotto con Google e affini.

Provate a digitare “Cecilia Carreri” aggiungendo magari la parola “Csm”.

I più avranno già capito, e hanno ragione.

Cecilia Carreri non è più giudice da tre anni, anche se gli organi di informazione continuano a definirla tale. La storia ha un finale che, a quanto pare, qualcuno si è dimenticato di scrivere. Il finale è contenuto nel comunicato che il Csm ha diffuso l’11 novembre 2009 ma che evidentemente non affiora nelle ricerche sulla rete. Eccolo: dopo la pronuncia della Cassazione, il 26 maggio 2008 l’organo di autogoverno ha aperto la procedura per la dispensa dal servizio, le cui conclusioni sono state anticipate dalle dimissioni volontarie della Carreri. La quale, come è suo diritto in un paese libero, ha raccolto le sue riflessioni su quella che considera una vicenda kafkiana di cui sarebbe stata vittima e ne ha fatto un libro. Qualcuno glielo ha anche pubblicato. Anche perché, come vedete dalle sue stesse parole, lei ha fiutato il vento e ha cavalcato l’onda. Non quella atlantica, quella antigiudici, molto di moda in questo paese.

Riceviamo e pubblichiamo la rettifica inviataci da Cecilia Carrieri.
Non si tratta di un articolo, ma di questo post del 21 settembre 2011
(29 settembre 2011)

Nel numero del 21 settembre 2011 de Il Fatto Quotidiano compare l’articolo, a firma Daria Lucca, intitolato “Il giudice velista che non è più giudice”.
L’articolo di Daria Lucca, nel riportare un articolo del quotidiano “La Stampa” di Torino del 20 settembre 2011, si sofferma sul fatto che la sottoscritta non è più giudice da tre anni.
Di tale circostanza la giornalista offre al pubblico dei lettori una versione inesatta, volta a dimostrare che sarei stata licenziata o che mi sarei dimessa prima di essere dispensata/licenziata.
In particolare, si riporta la frase della giornalista: “dopo la pronuncia della Cassazione del 26 maggio 2008 l’organo di auto governo ha aperto la procedura per la dispensa dal servizio, le cui conclusioni sono state anticipate dalle dimissioni volontarie della Carreri.”
La verità è del tutto diversa.
Ho dato le dimissioni con lettera del 30 maggio 2008, ancora prima di sapere il verdetto delle SSUU della Cassazione, depositato il 1° luglio del 2008, in sede di impugnazione della sentenza disciplinare del CSM del 27 novembre 2007.
Ho dato le dimissioni per contestare la legittimità della sentenza del processo disciplinare del CSM e la gogna mediatica cui sono stata ingiustamente esposta ai primi di gennaio del 2008 che ha negativamente condizionato l’appello allora pendente avverso tale sentenza, come è di fatto avvenuto.
Soltanto nel 2009, quando ero già fuori dall’ordinamento giudiziario, ho avuto copia della delibera del CSM dell’11 febbraio 2009, pervenutami per posta ordinaria.
La delibera dell’ 11 febbraio 2009 si riferiva all’avvio di una procedura di dispensa dal servizio di cui non mi era mai stata data comunicazione dal CSM e che riguardava esclusivamente le mie condizioni di salute, procedura che fu interrotta con tale delibera.
Il Comunicato stampa del CSM dell’11 novembre 2009, pure richiamato dalla giornalista Daria Lucca, fu provocato dalle dichiarazioni dell’onorevole Castelli della Lega che, alla precedente puntata di Ballarò del 10 novembre 2009, si era lamentato che il giudice Carreri fosse ancora in servizio, mentre la sottoscritta, come fatto presente dal CSM con il predetto Comunicato, aveva già dato le dimissioni dal 2008.
Si chiede pertanto di rettificare nei termini indicati quanto espresso dalla giornalista Daria Lucca ai sensi dell’art. 8 della Legge 8 febbraio 1948.
Distinti saluti, Cecilia Carreri
27 settembre 2011