Le polemiche internazionali e le leggende che circolano sul caso Battisti dimostrano come le nostre idee possano essere completamente scollegate dalla realtà. Per un verso le ricerche scientifiche hanno dimostrato che la nostra mente non sempre si forma un’opinione in base ai fatti, ma più spesso seleziona i fatti (le notizie) in base alle opinioni. Ovvero leggiamo e ascoltiamo e sentiamo solo quello che tranquillizza e conferma le nostre idee.

Un altro fattore che inquina il nostro pensiero è l’ideologia: quando leggiamo la realtà con questo filtro rischiamo di non vedere quello che ci circonda ma di deformare tutto in base alle nostre aspettative, ovvero ai nostri pregiudizi. Cercare la verità dei fatti costa fatica e spesso ci mette nella scomoda posizione di dover cambiare idea e di riconoscere i nostri errori, ma solo in questo modo diventiamo davvero liberi di pensare, uomini e donne capaci di elaborare un’idea critica di quel che accade.

Veniamo al caso Battisti: leggendo il libro dell’ex magistrato Giuliano Turone (“il caso Battisti” , ed. Garzanti) si resta davvero sbalorditi dal fatto che si possa essere sollevato un simile polverone attorno al nulla. Anzitutto attorno al desolante nulla delle finte idee che muovevano questi falsi paladini degli ultimi, capaci solo di trovare giustificazione ad ogni scorciatoia e violenza e che non a caso si accanirono proprio contro quegli uomini dello Stato e della società civile che rappresentavano una possibilità di un’Italia migliore e più giusta, come il giornalista Walter Tobagi e il giudice Alessandrini. E poi c’è il nulla degli argomenti pretestuosi e incoerenti di coloro che dipingono Battisti come un innocente perseguitato e oggi gli consentono di passeggiare per le spiagge di Rio de Janeiro apprezzando le bellezze sudamericane (parole del nostro…).

Turone ricostruisce pacatamente gli omicidi, le indagini e i processi, sottoponendo a un esame severo gli standard di prova in base ai quali Battisti e i suoi sodali dei PAC (i proletari armati per il comunismo) furono condannati. Ebbene, delle accuse contro la presunta ingiustizia di quei processi non resta in piedi nulla di sostanziale, come d’altronde affermato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che aveva rigettato il ricorso di Battisti contro le sentenza passate in giudicato in Italia. E’ desolante osservare però che le prove e gli argomenti non siano serviti a bucare quel muro difensivo costruito da presunti intellettuali, soprattutto francesi, i quali hanno semplicemente ritenuto inattendibili e inaffidabili tutte le fonti ufficiali e hanno mischiato argomenti fumosi con dati inesatti per confondere le idee (anzitutto le loro).

La parola dei magistrati è diventata voce dei torturatori e persecutori, mentre la versione di un uomo condannato per innumerevoli reati violenti (omicidi e rapine) è diventata verità rivelata, metro di misurazione e di verifica di tutti gli altri fatti (nonostante il libro chiarisca in maniera evidente che le prove a carico di Battisti sono numerose e riscontrate).

Questo ribaltamento della realtà e della logica è particolarmente offensivo per un paese che per quanto possa e debba migliorare, garantisce da molto tempo tutele difensive tuttora sconosciute in molti paesi occidentali: era un vanto di Sandro Pertini quello di aver visto le istituzioni dello Stato sconfiggere il terrorismo nel rispetto delle regole e senza ricorrere alle sordide e ciniche eccezioni che, per esempio, hanno usato gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo. Lo racconta benissimo “Ne valeva la pena”, il libro di Armando Spataro, pubblico ministero paradossalmente e significativamente accusato di essere fascista – quando indagava il terrorismo di sinistra – e poi toga rossa quando volle mettere di fronte alle sue responsabilità agenti della Cia e dei servizi italiani coinvolti nel rapimento dell’imam di Milano, Abu Omar, poi consegnato alle autorità egiziane che lo torturano.

La giustizia, quando funziona, non ha bandiere o colori. Non tifa per nessuno e non ha bisogno di tifosi. La legge non deve fare differenze e non dovrebbe mai sposare ideologie o dogmi. Se ciò succedesse dovremmo ricordarci che l’obbedienza non sarebbe più una virtù (Don Milani).

I nostri pregiudizi e la nostra faziosità ci impediscono di guardare le cose per quelle che sono e di accettare anche le decisioni sgradite, anche quando correttamente motivate e frutto di un processo regolare, come avvenne nel caso di Battisti.
Non lasciamo che la storia sia scritta dalla propaganda. Guardiamo i fatti, leggiamo i documenti, anche quando possono dirci qualcosa di scomodo, anche quando possono darci torto. L’Italia ha sete di verità e forse se incominciamo a fare luce sul passato, vedremo meglio anche questo squallido e pericoloso presente.