Il carcinoma morale che ha infettato l’Italia fin nelle sue ghiandole più nascoste ha da ieri una forma visiva dalla resa assolutamente perfetta: l’ascella smodatamente pezzata di Roberto Calderoli sul palco della festa leghista di Venezia. Una pezzatura sulla camicia verde che si è allargata a dismisura nel corso degli anni fino a occupare una buona metà della camicia secessionista del ministro per la Semplificazione della Repubblica. Può un lago Michigan di sudore rivelare lo stato di degrado in cui siamo caduti noi e le istituzioni? Può, può. Alla stregua, per l’appunto, di un male incurabile che intacca un organismo vivo, la pezzatura del Calderoli si allarga, ammorba, rende il nostro sempre più simile a quel Ernst Rohm che la camicia ce l’aveva bruna e che fu il braccio armato del primo nazismo. E diventa simbolo del più grosso e nauseante bluff che la storia repubblicana ricordi.

Perfetta e funzionale antitesi al giaccacravattato Roberto Maroni, il Caderoli inondato dal proprio sudore è testimonial della grande balla leghista che sta per esplodere, di un gioco folle sfuggito di mano anche ai suoi creatori, di un’ansia al limite del delirio che sta per fare bum come un palloncino bucato da uno spillo. Il ministro pezzato sa che sta arrivando a una resa dei conti che né lui né i suoi compagni sanno come affrontare e suda a dismisura, spalanca le iridi, s’irrubizzisce diventando una triste versione padana di quegli accaniti bevitori dipinti dai fiamminghi del Seicento che, per la cronaca, erano giocatori e inveterati bari. La macchia di sudore di Calderoli è sintomo di un big bang che sta arrivando. E anche di un organismo (il suo) che presumibilmente non ne può più di ascoltare se stesso e il suo capo esprimere un tal volume di balle. E, chiamando a raccolta i propri anticorpi, reagisce.