MONZA – Ministeri sì, ministeri no. Quale sia la vera natura delle sedi distaccate dei ministeri leghisti a Monza, in questi mesi, se lo stanno chiedendo in tanti. Dall’annuncio, passando per l’inaugurazione del 23 luglio, gli uffici della Villa Reale sono sempre stati al centro di uno stillicidio di polemiche. Moniti e segnali di preoccupazione sono stati lanciati a più riprese da tutte le forze politiche e dalle massime cariche dello Stato, ma la Lega ha sempre risposto battendo i piedi, ottenendo alla fine l’apertura delle sedi distaccate di Tesoro, Semplificazione, Turismo e Riforme. Uffici di rappresentanza venduti al popolo leghista come una grande conquista, ma che per i più hanno sempre avuto il sapore del bluff. Anche quando era stata annunciata la piena operatività, gli uffici ministeriali sono stati colti in castagna. Il primo vero giorno di lavoro è stato quello del 12 settembre, quando i ministri leghisti Umberto Bossi e Roberto Calderoli hanno invitato negli uffici di Villa Reale una nutrita schiera di amministratori provinciali e regionali, per discutere con loro i dettagli della manovra fiscale, con particolare riferimento al taglio delle province. Più che un incontro istituzionale, la riunione di lunedì scorso ha dato l’impressione di essere un rendez-vous di partito. I tredici presidenti di provincia, come anche i rappresentanti delle regioni che sono intervenuti, erano infatti tutti esponenti della stessa forza politica, la Lega Nord.

Una circostanza che ha confermato i sospetti di molti ed ha incuriosito la Procura di Monza che sulla riunione ha aperto un fascicolo, assegnato al sostituto procuratore Emanuela Massenz, senza ancora ipotesi di reato o indagati.

Quanto basta per fare insorgere il Pd locale che, nell’aula della Provincia, ha chiesto l’audizione del ministro alla Semplificazione affinché chiarisca la vicenda. Da qui l’invito che il capogruppo del Pd Domenico Guerriero ha rivolto al ministro Calderoli, chiedendogli di presentarsi nella sede della Provincia di Monza e Brianza “per spiegare se è stata, come sembra, una riunione di partito o un incontro istituzionale”. Per l’esponente Pd, che presenterà lunedì una lettera formale indirizzata a Calderoli, “in un caso la Lega dovrà risarcire ai cittadini qualsiasi somma, anche solo un euro, sia stata spesa per la riunione. Nell’altro dovrà spiegare perché non siano stati invitati anche i rappresentanti di altri enti locali, guidati da forze che non siano il Carroccio”.

Un’inchiesta che arriva in giorni particolarmente difficili per la Lega, che di tutto aveva bisogno tranne che dei riflettori puntati sui ministeri fantasma della Villa Reale.